Al Beccaria incidenti gravi, intervenga il Ministro della Giustizia

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Ho presentato un'interrogazione con cui chiedo al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede un intervento urgente per designare al più presto il direttore dell'istituto penale per minori Beccaria di Milano e per evitare il trasferimento dei giovani detenuti nelle sedi più lontane dalle famiglie a causa della mancanza di spazi e l'interruzione dei percorsi educativi. 
Sabato 7 luglio si sono verificati al Beccaria gravi incidenti a seguito di una protesta che è degenerata, provocando l'incendio di materassi e lenzuola da parte di due detenuti e il conseguente ricovero in pronto soccorso, a causa del fumo, di 5 ragazzi detenuti e tre agenti.
L'episodio è solo l'ultimo di una serie, ma la tensione non è addebitabile né agli operatori, né agli agenti che si prodigano, in condizioni difficili, per rimediare alle carenze di organico, di spazi e di direzione che sono alla base dei problemi di funzionamento dell'Istituto.
Da 8 anni sono in corso lavori di ristrutturazione, mentre da 15 manca un direttore che possa governare con efficacia.
La capienza della struttura è ridotta, a causa dei lavori, a 25 unità e ciò, in una realtà come quella milanese, significa aumentare la precarietà dello stato dei detenuti che vivono con la preoccupazione di essere sostituiti da nuovi arrivi e assegnati ad altre strutture allontanandoli dalle famiglie e interrompendo ogni progetto educativo in essere.
Per questo è necessario un intervento urgente del Ministro della Giustizia.

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Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-00079 (con carattere d'urgenza) 
Pubblicato il 11 luglio 2018, nella seduta n. 20

Al Ministro della giustizia. 

Premesso che:

nel pomeriggio di sabato 7 luglio 2018, presso la struttura dell'istituto penale per minori "Cesare Beccaria" di Milano, si sono verificati gravi incidenti a seguito di una protesta che è degenerata, con l'incendio di materassi e lenzuola da parte di due detenuti e il conseguente ricovero in pronto soccorso, a causa del fumo, di 5 ragazzi detenuti e 3 agenti;

l'episodio è solo l'ultimo di una serie, episodi che si sono ripetuti con sempre maggiore frequenza negli ultimi mesi: segno di una situazione al limite che rischia di andare fuori controllo;

la tensione non è certo addebitabile né agli operatori né agli agenti che si prodigano, in condizioni difficili, per rimediare alle carenze di organico, di spazi e di direzione che sono alla base dei problemi di funzionamento dell'istituto;

considerato, inoltre, che:

da 8 anni la struttura è soggetta a lavori di ristrutturazione che riducono gli spazi utilizzabili e accrescono senza dubbio alcuno il senso di disagio;

da 15 anni l'istituto non ha un direttore e quindi manca la figura principale che possa governare con efficacia e realizzare un progetto di lungo periodo, nonché imporsi efficacemente di fronte ai gravi problemi da affrontare;

la capienza della struttura penitenziaria è ridotta, a causa dei lavori, a 25 unità, fatto che, in una realtà come quella milanese, significa aumentare il disagio e il senso di precarietà dei detenuti, che si trovano a vivere con la preoccupazione di essere sostituiti da nuovi arrivi e assegnati ad altre strutture, con il conseguente allontanamento dalle famiglie e l'interruzione di ogni progetto educativo in essere, ancor più importante a fronte della minore età dei detenuti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali siano le sue valutazioni in merito;

se non ritenga, altresì, di adoperarsi con la massima sollecitudine e nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 15 febbraio 2006, n. 63, al fine di agevolare il conferimento dell'incarico ad un nuovo direttore dell'istituto penitenziario "Cesare Beccaria" che, nell'ambito delle sue funzioni, si adoperi per risolvere i problemi gestionali dell'istituto, valorizzando i tanti progetti e le tante risorse che vi operano;

se non ritenga, inoltre, opportuno garantire che trasferimenti non motivati da proprie responsabilità allontanino i giovani detenuti dal luogo di residenza delle famiglie, interrompendo percorsi educativi che li vedono coinvolti.
 

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