Vogliamo una riforma istituzionale che rafforzi la democrazia non che la cancelli

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Intervento in Senato durante la discussione della legge per la riduzione del numero dei parlamentari (video).

In questi giorni in cui abbiamo cominciato a discutere di questo provvedimento mi sono spesso fatto una domanda, dalla quale partirò: a cosa serve, se non ad assecondare un umore che si è sollecitato e l'opinione pubblica, nonché a spiegare che si è trovato rimedio a tutti i problemi dell'Italia, colpendo il Parlamento e diminuendo il numero dei parlamentari?
In realtà, penso che una cosa vada detta: questo provvedimento non migliora nulla, in assenza di un quadro e di un contesto, come hanno già detto molti colleghi. Forse interviene un pochino sulla diminuzione dei costi, ma sicuramente non cambierà il funzionamento del Parlamento; sarà ridotta la rappresentanza dei territori di questo Paese, perché si fa un taglio netto e dritto, che dimezza, senza un ragionamento che tenda a garantire comunque la rappresentanza dei territori. Si lascia il bicameralismo perfetto, quindi non si abbrevieranno i tempi per l'approvazione delle leggi. Insomma, non migliora, nemmeno per i cittadini.
Quale scopo ha, allora? Credo che il provvedimento sia figlio di un'idea che si ispira a un modello di democrazia diversa dalla mia, nella quale abbiamo creduto e crediamo, ma più simile a quella ungherese che a quella liberale italiana. Si tratta dell'idea che chi vince può fare quello che vuole e il Parlamento, sotto questo profilo, diventa uno dei tanti impedimenti: nessuno deve disturbare il manovratore, potremmo dire, né frapporsi tra chi ha vinto le elezioni o ha fatto un contratto di Governo e il popolo. Il Parlamento diventa quindi un orpello, un problema: bisogna svuotarlo e indicarlo come una cosa inutile, per cui è possibile dimezzare i parlamentari, non farlo lavorare e votare una legge di bilancio senza neanche discuterla. Questa è l'idea che ogni tanto mi viene in mente possiate avere.
Poi vedo che quando gli enti di garanzia o le agenzie che dovrebbero rappresentare tutto il Paese dicono qualcosa che va in controtendenza rispetto al pensiero del Governo li si attacca direttamente, insieme alle persone che esprimono quelle idee, senza però mai discuterle; non ci si confronta mai sulle idee, quindi, ma si attacca chi le esprime. Ecco, avete questa idea di democrazia.
Gli enti che dovrebbero rappresentare tutti o li occupate, come state facendo adesso con la Consob, o cercate di svuotarli, come avete fatto con l'INPS o con chiunque dia dati diversi da quelli che vi fanno comodo. Penso che una simile idea di democrazia sia pericolosa e sia diversa dalla mia.
Mettere lì così, da una parte, la riduzione dei parlamentari e, dall'altra, il referendum propositivo, rappresenta l'idea che il Parlamento e la democrazia rappresentativa vadano superati e cancellati.
Siccome non siamo d'accordo, continueremo a batterci contro una concezione per cui - lo ribadisco - chi dice che una cosa non va bene o dà dati diversi da quelli che fanno bene a questo Governo e a questa maggioranza viene attaccato.
Non ci sono, né confronto, né volontà di reagire mettendo in campo altri dati: si attaccano le persone, i giornalisti, i magistrati e chiunque sia di impedimento. È un'idea della democrazia sbagliata e pericolosa. Noi vogliamo una riforma istituzionale che rafforzi la democrazia non che ne inventi una nuova.

Video dell'intervento»



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