Gli emendamenti presentati al Decreto Sicurezza

pubblicato il .

In Commissione Affari Costituzionali del Senato abbiamo fatto un lungo lavoro sul “Decreto Sicurezza”. Molti, infatti, sono gli emendamenti riguardanti diverse tematiche che ho presentato, insieme ai colleghi del Partito Democratico, e discusso in Commissione.

Tra gli emendamenti presentati e discussi, ci sono quelli per aumentare le risorse destinate ai rimpatri

Questo l'intervento svolto in Commissione Affari Costituzionali su questo tema:

Chiedo che il mio emendamento 6.3 al “Decreto Sicurezza” venga messo in votazione, nonostante il parere negativo del Relatore della Legge e del Governo, e pur sapendo che si tratta di provvedimenti costosi quelli contenuti nei due testi che ho presentato perché pongono un problema politico rispetto a come funziona la normativa sui rimpatri.
Nel corso della discussione del “Decreto Sicurezza” in Commissione Affari Costituzionali, è stato ripetuto più volte che si sta creando un sistema che restringe le motivazioni per cui possono essere concessi l’assistenza umanitaria agli immigrati e l’asilo; alcuni si vedranno negare il rinnovo del permesso di soggiorno; si prevedono 180 giorni di permanenza nei centri per il rimpatrio. Il “Decreto Sicurezza” insiste molto su questi temi perché l’idea di fondo è mandare il messaggio che in Italia non bisogna venirci e chi arriva verrà trattato male.
Tuttavia, alla fine, la catena che parte dalle difficoltà del riconoscimento dei migranti e arriva ai centri di permanenza temporanea in attesa del rimpatrio, lì si ferma. Nel “Decreto Sicurezza”, infatti, non ci sono strumenti adeguati per garantire davvero i rimpatri e questo è anche il punto che poniamo con questi emendamenti.
Nel testo originale del Governo si andava a prendere addirittura lo stanziamento delle risorse previste per i rimpatri volontari assistiti (strumento che funziona, come ha ammesso lo stesso Sottosegretario al Ministero degli Interni) per spostarlo in un fondo generico dedicato ai rimpatri, senza alcun aumento.
A questo si aggiunge il fatto che non si creano neanche le condizioni per rendere più semplici gli accordi con i Paesi d’origine dei migranti, che diventano necessari per effettuare i rimpatri.
Non ci sono misure, c’è una politica estera demenziale da questo punto di vista (è chiaro, infatti, che più l’Italia insulta il Governo tunisino e meno ci sarà disponibilità da parte della Tunisia a fare accordi con il nostro Paese per i rimpatri).
Con questi emendamenti a mia firma sull’Articolo 6, dunque, poniamo la questione dei rimpatri che di fatto non ci saranno, mentre dovrebbero essere la fine di una catena infernale a cui vengono sottoposte le persone, perché nonostante gli annunci di Salvini non ci sono né i soldi né gli strumenti.

6.3
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA, VERDUCCI, FERRARI
Sostituire l'articolo, con il seguente:
«Art. 6. – (Disposizioni in materia di rimpatri). – 1. Il Fondo di cui all'articolo 14-bis, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è incrementato di 3 milioni di euro per il 2018, di 7 milioni di euro per il 2019 e di 10 milioni di euro per il 2020.
2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, quantificati in 3 milioni di euro per il 2018, di 7 milioni di euro per il 2019 e di 10 milioni di euro per il 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero».

6.4
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA, VERDUCCI, FERRARI
Al comma 1, sostituire il capoverso «b)» con il seguente:
«b) al fine di incrementare il ricorso alla misura del rimpatrio volontario assistito (RVA) di cui all'articolo 14-ter del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è previsto l'avvio, in via sperimentale, di un Piano nazionale per la realizzazione di interventi di rimpatrio volontario assistito comprensivi di misure di reintegrazione e di reinserimento dei rimpatriati nel Paese di origine, per il periodo 2018-2020 e nel limite di spesa di 3.500.000 euro per il 2018, di 10.500.000 euro per il 2019 e di 10.500.000 euro per il 2020. Tale Piano prevede l'istituzione fino a un massimo di trenta sportelli comunali che svolgono, in concorso con le associazioni più rappresentative degli enti locali e in accordo con le prefetture uffici territoriali del Governo, con le questure e con le organizzazioni internazionali, attività informative, di supporto, di orientamento e di assistenza sociale e legale per gli stranieri che possono accedere ai programmi di RVA esistenti; assicurano la formazione di personale interno, curano l'informazione sui progetti che prevedono, in partenariato, la reintegrazione nei Paesi di origine dei destinatari dei programmi di RVA. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'interno, sono stabilite le linee guida e le modalità di attuazione del suddetto Piano».
Conseguentemente, dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
«1-bis. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, quantificati in 3 milioni di euro per il 2018 e in 9 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2019 e 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero».


L’articolo 6 assegna al Fondo rimpatri presso il Ministero dell'interno per il rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza le risorse che erano state stanziate dalla legge di bilancio 2018 per l'avvio di un programma di rimpatrio volontario assistito. Questo articolo non modifica gli stanziamenti; modifica la destinazione degli stanziamenti. Quindi, dal Fondo per i rimpatri volontari al Fondo rimpatri.

L'emendamento 6.3 è stato respinto.



Un altro tema di cui abbiamo a lungo discusso riguarda la concessione della cittadinanza.

Questi gli interventi e gli emendamenti presentati:

L’articolo 14 è uno dei più incomprensibili del “Decreto Sicurezza” e per questo, con gli emendamenti che ho presentato, ne proponiamo la soppressione.
L’articolo 14, infatti, dice che ottenere la cittadinanza italiana sarà molto più difficile d’ora in poi.
Il filo conduttore del decreto è che questo testo di legge non servirà a dare maggior sicurezza agli italiani ma presenterà l’Italia come un Paese ostile a chiunque venga da fuori.
Diventerà, quindi, più difficile ottenere la cittadinanza, lo dimostrano anche gli emendamenti che vengono accolti (tutti in senso restrittivo).
Capisco che al Governo ora ci sono forze che hanno voluto impedire che si potesse concedere la cittadinanza italiana ai ragazzi che sono nati nel nostro Paese prima dei 18 anni ma con questa legge si dice addirittura che anche loro dovranno aspettare altri 4 anni dopo il compimento della maggiore età per poter richiedere la cittadinanza. Questa è una norma incomprensibile.
Inoltre, c’è anche un’altra norma che a mio avviso andrà a modificare il Diritto come lo ha conosciuto il nostro Paese. Nel provvedimento, infatti, si dice che a fronte di alcuni reati commessi si perde il diritto alla cittadinanza italiana e questo vale per tutti perché il testo della legge non esplicita che si rivolge esclusivamente a chi l’ha acquisita. Si sta, dunque, costruendo una norma in cui all’improvviso chiunque potrebbe diventare un apolide.
L’idea che un soggetto che delinque, invece di andare in carcere, perda la cittadinanza implica il dare la lettura che chi delinque non sia un cittadini italiano, ma in realtà ci sono anche molti cittadini italiani che delinquono e che così facendo potrebbero perdere la cittadinanza.
Cosa succederà a tutti loro?
Quella che è emerge è complessivamente un’idea del mondo molto preoccupante.
Abbiamo capito che al Governo ci sono persone contro l’immigrazione; facciano un manifesto e lo dicano ma non una legge.
Si vuole presentare la faccia più dura e più brutta di questo Paese agli immigrati per evitare che vengano in Italia ma non è accettabile che si stravolga il Diritto.

14.4
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA, FERRARI, VERDUCCI, PATRIARCA
Sopprimere l'articolo.

L'emendamento è stato respinto.

Anche chi è nato in Italia dovrà aspettare per vedere riconosciuto il suo status dopo il compimento dei 18 anni dovrà attendere 48 mesi; per avere riconosciuto, cioè, di aver studiato in una scuola italiana, di essere cresciuto in Italia, con compagni italiani.
Si può anche essere contrari alla legge sulla cittadinanza che il PD aveva presentato nella precedente legislatura ma arrivare ad una penalizzazione come quella prevista del testo del “Decreto Sicurezza” per chi è nato e cresciuto in questo Paese, paragonando la loro condizione a quella di qualunque altro migrante che entra in Italia, francamente, è un atto incomprensibile e vergognoso.
Per presentare la faccia brutta dell’Italia con l’illusione che così facendo i migranti non arrivino più perché si dovrebbero spaventare, nei fatti si stanno penalizzando persone che non hanno alcuna responsabilità e che non meritano di esser trattati in questo modo.

14.13
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
Al comma 1, lettera c), capoverso «Art. 9-ter», dopo le parole: «agli articoli 5 e 9» inserire le seguenti: «, ad eccezione di quelli relativi a chi è nato nel territorio della Repubblica,».

L'emendamento è stato respinto.



Uno degli ambiti di intervento riguarda i Vigili del Fuoco.
Tra gli emendamenti al “Decreto Sicurezza” su questa tematica presentati a mia firma e poi preclusi su parere contrario della Commissione Bilancio e del Governo, ne figurano alcuni volti a prevedere procedure concorsuali per rafforzare l'organico del Corpo dei Vigili del Fuoco e uno l'estensione al personale volontario dei Vigili del Fuoco - la cui collaborazione è essenziale per il funzionamento del Corpo - del riconoscimento del trattamento economico concesso in caso di infortunio gravemente invalidante o di malattia contratta per causa di servizio.

Ecco gli interventi e gli emendamenti discussi in Commissione:

Con gli emendamenti 22.0.1 e 22.0.2 al “Decreto Sicurezza” cerchiamo di continuare un’azione di adeguamento del personale del Corpo dei Vigili del Fuoco, proponendo di riattivare concorsi per 700 e 400 nuove assunzioni, tenendo conto del fatto che si tratta di un Corpo in cui operano anche molti volontari e molti precari.
La posizione del Governo di contrarietà a questi emendamenti conferma che alla fine la volontà di investire davvero sul fronte della sicurezza si ferma ai manifesti e alla dichiarazioni di principio.
Il Sottosegretario durante la discussione in Commissione Affari Costituzionali ha risposto che le assunzioni della polizia penitenziaria non sono un capitolo legato al Ministero degli Interni e per cui non si può fare nulla in questo decreto ma dato che, invece, i Vigili del Fuoco dipendono da quel Ministero ci saremmo aspettati una considerazione diversa. Si sarebbe potuto cambiare il capitolo da cui reperire i fondi per le nuove assunzioni indicate dagli emendamenti proposti: non si stava parlando di cifre esorbitanti. Non ci aspettavamo, PERò, che sarebbe stato rifiutato l’ampliamento delle forze.

22.0.1
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 22-bis.
(Misure urgenti per la funzionalità e il potenziamento del Corpo nazionale dei vigili del fuoco) 1. Al fine di corrispondere alle contingenti e straordinarie esigenze connesse all'espletamento dei compiti istituzionali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la dotazione organica della qualifica di vigile del fuoco del predetto Corpo è incrementata di 700 unità.
Conseguentemente la dotazione organica del ruolo dei Vigili del Fuoco di cui alla Tabella A allegata al decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, e successive modificazioni, è incrementata di 700 unità. Per la copertura dei posti portati in aumento: nella qualifica di vigile del fuoco ai sensi del presente articolo è autorizzata l'assunzione dalle vigenti graduatorie dei concorsi pubblici per i ruoli iniziali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
2. La graduatoria relativa al concorso pubblico a 814 posti di vigile del fuoco indetto con decreto ministeriale n. 5140 del 6 novembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4º serie speciale n. 90 del 18 novembre 2008 è a tal fine prorogata al 31 dicembre 2019.
3. Gli oneri derivanti dal presente articolo sono determinati nel limite- massimo complessivo di euro 1.163.884 per l'anno 2018 e di euro 27.933.227 a decorrere dall'anno 2019. Ai predetti oneri per l'anno 2018 si provvede mediante la corrispondente riduzione degli stanziamenti di spesa per la retribuzione del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'interno, nell'ambito della missione ''Soccorso civile'' per un massimo di euro 1.163.884; a decorrere dall'anno 2019 si provvede mediante la corrispondente riduzione degli stanziamenti di spesa per la retribuzione del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'interno, nell'ambito della missione «Soccorso civile» per un massimo di euro 5.052.678. Agli ulteriori oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, pari ad euro 26.769.393 a decorrere dal 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

22.0.2
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 22-bis.
(Misure urgenti per la funzionalità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco)
1. Al fine di corrispondere alle contingenti e straordinarie esigenze connesse all'espletamento dei compiti istituzionali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, è autorizzata, in via eccezionale, l'assunzione straordinaria nei ruoli iniziali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco di 400 unità, per l'anno 2018 a valere sulle facoltà assunzionali del 2019, con decorrenza non anteriore al 15 dicembre 2018, attingendo dalle vigenti graduatorie dei concorsi pubblici per i ruoli iniziali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Le residue facoltà assunzionali relative all'anno 2019, tenuto conto delle assunzioni di cui al presente comma, saranno esercitate non prima del 1º ottobre 2019; gli oneri derivanti dalla presente disposizione sono determinati nel limite massimo complessivo di euro 665.076 euro per l'anno 2018.
Ai predetti oneri per l'anno 2018 si provvede mediante la corrispondente riduzione degli stanziamenti di spesa per la retribuzione del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'interno, nell'ambito della missione ''Soccorso civile''.
2. La graduatoria relativa al concorso pubblico a 814 posti di vigile del fuoco indetto con decreto ministeriale n. 5140 del 6 novembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4º serie speciale n. 90 del 18 novembre 2008 è a tal fine prorogata al 31 dicembre 2019».


Credo che si debba porre il tema dei volontari dei Vigili del Fuoco anche perché svolgono un lavoro praticamente identico a quello degli altri ma non hanno alcun riconoscimento previdenziale e, soprattutto, le loro famiglie non sono tutelate in caso di infortunio.
Si tratta di lavoratori indispensabili per il funzionamento dei servizi che garantiscono i Vigili del Fuoco e, quindi, penso che il tema del loro riconoscimento vada posto, anche nel “Decreto Sicurezza”.
Prendo atto della volontà del Governo di affrontare questa questione nella Legge di Bilancio, come ha assicurato il Sottosegretario in Commissione Affari Costituzionali, e di conseguenza sono disponibile a trasformare i due emendamenti al “Decreto Sicurezza” presentati sul tema in un Ordine del Giorno e di ottenere su questo il consenso del Governo ad un impegno nella Legge di Bilancio ad affrontare questa questione.

34.3
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
Dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:
«3-bis. Le disposizioni in materia di tutela previdenziale e assistenziale applicate al personale di ruolo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono estese anche al personale volontario di cui al comma 1. Sono altresì riconosciuti ai familiari dei vigili del fuoco volontari deceduti per causa di servizio, il-trattamento economico spettante ai familiari superstiti dei vigili del fuoco di ruolo, anche nelle ipotesi in cui siano deceduti svolgendo attività addestrative, od operative diverse da quelle connesse al soccorso. I vigili del fuoco volontari sono altresì equiparati ai vigili del fuoco di ruolo ai fini del riconoscimento del trattamento economico concesso in caso di infortunio gravemente invalidante o di malattia contratta per causa di servizio, includente anche il periodo di addestramento iniziale.
3-ter. Ai maggiori oneri di cui al comma precedente pari a 1 milione di euro per l'anno 2018 e 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2019 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. Il Governo con uno più decreti adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, provvede entro trenta giorni a disciplinare le modalità di accesso ai trattamenti di cui al comma precedente».

Video dell’intervento» 



In Commissione si è discusso anche delle Forze dell'Ordine, questi gli interventi e gli emendamenti:

Ho assistito alla discussione sull’improponibilità di alcuni emendamenti al “Decreto Sicurezza” con condivisione fino ad ora ma la presentazione di un emendamento da parte del Presidente della Commissione Affari Costituzionali che propone improvvisamente di introdurre in una legge in cui si parla di sicurezza una sorta di delega al Governo assoluta, senza criteri, sulla riorganizzazione delle Forze di Polizia mi pare una forzatura.
Fare entrare una legge-delega con un emendamento ad un decreto, francamente, mi pare un’esagerazione.  

Ringrazio il Presidente per aver motivato il diniego a dare l’improponibilità all’emendamento x1.600 al “Decreto Sicurezza” e ne prendiamo atto. Sul merito dell’emendamento, però, continuiamo a pensare che politicamente sia una forzatura da parte del Governo, considerata la portata del tema che viene proposto con questa modifica.
È evidente che sulla questione del riordino delle forze dell’ordine occorrerebbe una discussione almeno sui criteri su cui definire la delega al Governo un po’ più approfondita e seria di quella che è possibile fare partendo da un emendamento generico posto all’interno di un contesto così ampio come quello del “Decreto Sicurezza”.
Dare un mandato al Governo un po’ più circoscritto e discusso sarebbe stato utile.

Video dell’intervento»

x1.600 - BORGHESI, relatore
All'articolo 1 del disegno di legge di conversione, dopo il comma 1, inserire i seguenti:
«1-bis. Il Governo è delegato ad adottare, entro il 30 settembre 2019:
a) uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate nonché correttive del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 94;
b) uno o più ulteriori decreti legislativi recanti disposizioni integrative in materia di revisione dei ruoli del personale delle Forze di polizia nonché correttive del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95;
1-ter. I decreti legislativi di cui al comma 1-bis, lettere a) e b), fermo restando il mantenimento della sostanziale equiordinazione del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia, sono adottati osservando rispettivamente i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 5, secondo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 244, e successive modificazioni e i principi e criteri direttivi di cui all'articolo 8, comma 1, lettera a), n. 1,della legge 7 agosto 2015, n. 124. La rideterminazione delle dotazioni organiche complessive delle Forze di polizia, ivi prevista, è attuata in ragione delle nuove esigenze di funzionalità e della consistenza effettiva alla data di entrata in vigore della presente legge, ferme restando le facoltà assunzionali previste al 1° gennaio 2019.
1-quater. I decreti legislativi di cui al comma 1-bis sono adottati secondo la procedura prevista dall'articolo 8, comma 5, della legge 7 agosto 2015, n. 124.
1-quinquies. Agli eventuali oneri derivanti dall'adozione dei decreti legislativi di cui al comma 1-bis, si provvede nei limiti delle risorse del fondo di cui all'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113».



Un altro ambito di discussione in Commissione Affari Costituzionali ha riguardato i Comuni e la normativa per garantire sicurezza e contrasto al degrado urbano.
Un emendamento presentato a mia firma e respinto per parere negativo di Commissione Bilancio e Governo conteneva la proposta di destinare risorse ai Comuni per implementare i sistemi di videosorveglianza, in quanto coerente con le finalità del “Decreto Sicurezza” e per cui era anche indicata la copertura finanziaria, con risorse del Fondo unico della giustizia assegnate al Ministero dell'interno e reperite non attraverso uno stanziamento aggiuntivo, bensì con la corrispondente riduzione dei fondi previsti per il programma “Contrasto al crimine, tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”, nell'ambito dello stato di previsione del Ministero stesso.

Intervento in Commissione ed emendamento:

Si sta proponendo di destinare una parte di un fondo esistente, che ha come finalità quella di finanziare sia le attività del Ministero degli Interni che l’attività del Ministero della Giustizia, faccio fatica, quindi, ha capire la preclusione di un emendamento.
Il tema che poniamo è coerente con le critiche che abbiamo fatto al “decreto sicurezza”, perché continuiamo a pensare che non abbia in sé nessuna norma e nessun investimento che sia all’altezza delle finalità che si propone e che vengono pubblicizzate.
Continuiamo a pensare che nel testo proposto non ci sia alcuno strumento in più per il controllo del territorio e per dare maggiori garanzie ai cittadini e in questo senso abbiamo proposto una serie di emendamenti. Alcuni di questi emendamenti – a firma di Parrini - erano volti a rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio. L’emendamento che stiamo discutendo ora si proponeva di aiutare i Comuni a potenziare la videosorveglianza.
Si sta facendo una legge per la legittima difesa dando ai cittadini il messaggio che lo Stato non è in grado di difenderli e, quindi, devono fare da soli e contemporaneamente si fa un provvedimento dedicato alla sicurezza in cui non ci sono risorse aggiuntive neanche per la videosorveglianza dei territori, perché si parla esclusivamente di riutilizzo di fondi già esistenti che vengono fatti ruotare di volta in volta su voci diverse. Non ci sono neanche aumenti di risorse per l’assunzione delle forze dell’ordine perché, anche in questo caso, si parla di fondi avviati dal Ministro Minniti.
C’è solo uno strumento che il Fondo Unico per la Giustizia (FUG), oltretutto alimentato anche dalle confische alla criminalità organizzata, e penso che lì ci sia la possibilità di utilizzare una parte di quei soldi per aiutare i Comuni ad estendere la videosorveglianza.

35.0.7
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 35-bis.
(Sistemi di controllo elettronici di sorveglianza)
1. Una somma pari a 10 milioni di euro delle risorse del Fondo unico della giustizia, assegnate al Ministero dell'interno, sono destinate ai comuni per l'allestimento o il potenziamento di sistemi di controllo elettronici di sorveglianza».

Video dell'intervento»

Vorrei sollevare il tema rispetto alla dubbia utilità della norma che mira a conferire maggiori poteri ai sindaci per intervenire sul degrado nelle città.
I sindaci hanno già tutti i poteri necessari per intervenire, possono mettere in campo iniziative per limitare orari e permessi di manifestazioni pubbliche o altro.
L’emendamento al “Decreto Sicurezza” che è stato presentato dal Relatore appare, quindi, più come un manifesto che non una possibilità reale di aumentare i poteri di intervento dei sindaci per garantire più sicurezza.
Se si vuole intervenire sul degrado, il tema non sono certo gli orari di apertura dei negozi o il disturbo della quiete pubblica perché su questo possono intervenire anche i vigili. Il tema del degrado è più serio e su cui c’è già una legislazione. Forse è utile intervenire sulla legislazione esistente.
Nel corso della discussione in Commissione Affari Costituzionali del Senato si è fatto riferimento anche al regolamento urbanistico del Comune di Milano ma anch’esso sta dentro all’applicazione di una legge nazionale secondo cui i privati detentori delle proprietà delle aree devono occuparsi di metterle in sicurezza. Il problema, quindi, è eventualmente quello di dare maggiori strumenti ai sindaci per imporre ai privati proprietari delle aree di intervenire.
L’emendamento al “Decreto Sicurezza” proposto dal Relatore, invece, stabilisce interventi che già i sindaci hanno la possibilità di fare e non aggiunge nulla di nuovo mentre, viste anche le recenti vicende di cronaca, ci sono aspetti diversi da quelli considerati su cui potrebbe essere utile intervenire dal punto di vista normativo.

35.0.604/1
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA
All'emendamento 35.0.604, all'articolo 35-bis, comma 1, lettera a), sopprimere le parole: «e delle attività artigianali di produzione e vendita di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato».

35.0.604/2
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA
All'emendamento 35.0.604, all'articolo 35-bis, comma 1, lettera a), sopprimere le parole: «nonché di alimenti e bevande erogati attraverso distributori automatici».

Video dell’intervento»



Si è discusso anche del tema dell'accattonaggio molesto e ho sostenuto emendamenti che vanno nella direzione del contrasto alle reti criminali che traggono profitto dalla pratica dell'accattonaggio.

Testo dell'intervento e degli emendamenti:

Chiedo di tenere separati gli emendamenti 21.0.7 e 21.0.8 al “Decreto Sicurezza” perché dicono cose diverse. Personalmente sono d’accordo con la questione che pone il senatore Quagliariello nell’emendamento 21.0.8, cioè il penalizzare chi organizza l’accattonaggio mentre non sono d’accordo su ciò che propone la senatrice Pirovano nell’emendamento 21.0.7 (anche riformulato).

21.0.7 (testo 3) - PIROVANO, CALDEROLI, AUGUSSORI, SAPONARA
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 21-bis.
(Introduzione del delitto di esercizio molesto dell'accattonaggio)
1. Dopo l'articolo 669 del codice penale, è inserito il seguente:
''Art. 669-bis.
(Esercizio molesto dell'accattonaggio)
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque esercita l'accattonaggio con modalità vessatorie o simulando deformità o malattie o attraverso il ricorso a mezzi fraudolenti per destare l'altrui pietà, è punito con la pena dell'arresto da tre a sei mesi e con l'ammenda da euro 3.000 a euro 6.000. È sempre disposto il sequestro delle cose che sono servite o sono state destinate a commettere l'illecito o che ne costituiscono il provento.".».

21.0.8 - QUAGLIARIELLO, GASPARRI, BERNINI, MALAN, PAGANO, FAZZONE, VITALI, CAUSIN, BERARDI, MINUTO, GALLONE, MALLEGNI, CONZATTI, TESTOR, RIZZOTTI
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 21-bis.
(Modifiche alla disciplina sull'accattonaggio)
1. All'articolo 600-octies del codice penale, sono apportate le seguenti modificazioni: a) è aggiunto, in fine, il seguente comma:
''Chiunque organizzi l'altrui accattonaggio, se ne avvalga o comunque lo favorisca a fini di profitto, è punito con la reclusione da uno a tre anni'';
b) la rubrica è sostituita dalla seguente: ''Impiego di minori nell'accattonaggio. Organizzazione dell'accattonaggio''».



Si è discusso anche di velocizzare le comunicazioni nella pubblica amministrazione con procedimenti telematici ma l'emendamento è stato respinto.

Intervento in Commissione e emendamento:

L’emendamento 26.5 al “Decreto Sicurezza” a firma della senatrice Garavini ha il merito di introdurre una norma per velocizzare i procedimenti, stabilendo che tutte le comunicazioni devono avvenire esclusivamente per via telematica. Faccio fatica, quindi, a comprendere le ragioni di una contrarietà da parte del Governo. Oltretutto, sarebbe un risparmio sia dal punto di vista economico che temporale e una facilitazione del lavoro.

26.5 GARAVINI
Al comma 1, dopo le parole: ««nonché al prefetto» aggiungere le seguenti: «esclusivamente per via telematica».



Una parte ampia della discussione del “Decreto Sicurezza” in Commissione Affari Costituzionali ha riguardato le modifiche alle normative antimafia.

Interventi e emendamenti:

Credo che l’emendamento 24.9 al “Decreto Sicurezza” a firma del Senatore Durnwalder, su cui il Governo ha dato parere favorevole, contenga due problemi seri.
Il primo riguarda la proroga fino al 2019 per le certificazioni antimafia. Chi oggi dovrebbe essere in possesso della certificazione antimafia per accedere ad appalti o a fondi europei, con l’approvazione di questa norma, non ne avrà bisogno fino al 31 dicembre 2019 per importi fino ai 25mila euro. Questo livello, però, è già stato alzato rispetto al testo del nuovo Codice Antimafia, in cui il limite al di sopra del quale occorreva una certificazione era di 5mila euro.
Oltretutto, stiamo parlando di una materia molto delicata su cui, principalmente in alcune zone del Paese, vengono fatte truffe coordinate dalla criminalità organizzata, che divide il territorio in piccole parti e assume dei prestanome che - anche per valori bassi - riescono ad accumulare fondi europei, truffando di fatto la Comunità Europea e lo Stato.
Più si alza la cifra al di sotto della quale non serve la certificazione antimafia, più si favoriscono queste truffe. Oltretutto, questo non riguarda esclusivamente i fondi europei ma vale per tutti i rapporti tra le aziende agricole e i finanziamenti statali o degli Enti Locali Questo è l’altro problema inerente l’emendamento presentato da Durnwalder.
Affermare che si limita l’utilizzo del tetto solamente a chi utilizza i fondi europei significa aprire una voragine.
Chiedo, quindi, al Governo di fermarsi e ripensarci su questo emendamento perché si aprirebbero scenari preoccupanti.

24.9 DURNWALDER, UNTERBERGER, STEGER, LANIECE
Dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1-bis. Le disposizioni degli articoli 83, comma 3-bis, e 91, comma 1-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, limitatamente ai terreni agricoli che usufruiscono di fondi europei per importi non superiori a 25.000 euro, non si applicano fino al 31 dicembre 2019».


Alcuni emendamenti ha riguardato specificatamente la normativa per lo scioglimento dei Comuni e gli amministratori coinvolti:

Intervengo sul mio emendamento ma mi pare che tutti gli emendamenti proposti all’articolo 28 del “Decreto Sicurezza” fossero di buon senso.
Condivido, infatti, la scelta di normare un intervento sui Comuni che ne impedisca lo scioglimento fornendo un’alternativa. Di fronte, cioè, ad una presa d’atto del fatto che all’interno di un Comune ci sono comportamenti illeciti, probabilmente legati alla criminalità organizzata, si verifica se è possibile imporre agli amministratori comunali dei comportamenti che risanino la situazione.
A mio avviso si tratta di una scelta giusta perché non è possibile che le alternative siano solo l’accettazione del comportamento illecito o lo scioglimento.
È giusto cercare di risanare la situazione. Per questo si prevede che il Prefetto dia dei compiti agli amministratori e fissi delle scadenze.
Non comprendo, però, per quale ragione dopo tutto ciò occorra dare un’ulteriore proroga a quelle scadenze, addirittura per legge.
È difficile comprendere per quale ragione si debbano concedere 20 giorni in più dopo che si è fissato il termine per gli adempimenti che l’amministrazione deve compiere per sanare una situazione. Oltretutto, fissando il termine della proroga di 20 giorni per legge.
A mio avviso questo è sbagliato.
Allo stesso modo trovo sbagliato che non si sia votato l’emendamento della senatrice Garavini in cui si esplicita che quando si pensa ad un’amministrazione di un certo livello non si possa far riferimento esclusivamente agli assessorati o agli uffici comunali perché spesso ci sono società municipalizzate che vengono ugualmente infiltrate dalla criminalità organizzata e possono essere ugualmente compromesse nelle attività. Prevedere, quindi, un intervento anche su questo mi sembrava sensato.

28.4
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
Al comma 1, capoverso «7-bis», secondo periodo, sopprimere le parole: «assegna all'ente un ulteriore termine, non superiore a 20 giorni, per la loro adozione, scaduto il quale».

28.2 GARAVINI
Al comma 1, capoverso «7-bis», dopo le parole: «riguardo ad uno o più settori amministrativi» inserire le seguenti: «o ad una società partecipata o municipalizzata».


Il Gruppo del PD voterà a favore dell’emendamento 28.5 presentato a prima firma di Parrini perché crediamo che sia giusto sostenere che gli amministratori che hanno dato causa allo scioglimento di un Comune e che, quindi, hanno messo in atto comportamenti che hanno portato a questo non possano candidarsi ad organi superiori almeno per un periodo congruo, almeno finché non ci sia una sentenza di interdizione definitiva. Questo è un intervento giusto, che avevamo anche richiesto, come dimostra l’emendamento al “Decreto Sicurezza” 28.5 a prima firma di Parrini, che è analogo a questo e per cui vorremo poterli votare insieme.

28.5
PARRINI, MIRABELLI, COLLINA, CERNO, ZANDA, VERDUCCI
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
«1-bis. All'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al comma 11 il primo periodo è sostituito dal seguente: ''Fatta salva ogni altra misura interdittiva ed accessoria eventualmente prevista, gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento di cui al presente articolo, non possono essere candidati alle elezioni alla Camera dei deputati, al Senato della Repubblica ed al Parlamento europeo limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso nonché alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali in relazione ai due turni elettorali successivi allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo.''».

Video dell’intervento»

Intervengo sull’emendamento del Governo 36.500/1 al “Decreto Sicurezza” che mira a chiarire meglio alcune questioni relative alle interdittive.
Non siamo contrari a sospendere l’effetto delle interdittive antimafia nel momento in cui l’azienda viene risanata ma, anzi, questo è utile per rimettere sul mercato aziende pulite, non perdere un patrimonio, non perdere l’occupazione e consentire l’accesso a concorsi pubblici o appalti pubblici.
Deve, però, essere chiaro che si sta parlando di imprese sequestrate o confiscate e, quindi, di interdittive riferite alle aziende e non alle persone. Le interdittive riferite alle persone, infatti, devono restare e le persone che sono oggetto di quei provvedimenti devono essere rimosse dalla direzione delle aziende al fine di definire poi le aziende risanate.
L’emendamento, quindi, deve essere volto a chiarire meglio ciò di cui si parla e ha senso solo se si riferisce alla possibilità di garantire alle imprese la possibilità di partecipare a gare d’appalto.
Altrimenti non ha senso fare una norma per stabilire che le interdittive non valgono più dal momento in cui l’azienda è confiscata e ricomincia a lavorare.

36.500/1
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
All'emendamento 36.500, al comma 1-bis, capoverso «3», dopo le parole: «Al fine di consentire la prosecuzione dell'attività dell'impresa sequestrata o confiscata», inserire le seguenti: «, nonché al fine di consentire alla medesima impresa la possibilità di partecipare a gare per appalti pubblici» e dopo le parole: «procedure pendenti», inserire le seguenti: «sull'impresa sequestrata o confiscata».

Video dell’intervento»

Abbiamo espresso perplessità per un emendamento proposto dal Governo e poi approvato in Commissione Affari Costituzionali (con voto contrario di PD e LeU) con cui si affida al Prefetto la decisione di istituire o meno il tavolo con sindacati e aziende per decidere del futuro delle imprese confiscate alla mafia:

Sottolineo il fatto che in queste ore molte associazioni antimafia stanno ponendo la questione dell’emendamento proposto dal Governo al “Decreto Sicurezza” riguardante il tavolo permanente per la gestione delle aziende confiscate alla criminalità organizzata.
L’istituzione di un tavolo permanente tra sindacati, imprese, Prefetture per definire e governare i percorsi di confisca delle aziende e quelli successivi per garantire alle aziende la possibilità di non morire e per salvaguardare l’occupazione, è stato uno dei punti cardine della Riforma del Codice Antimafia e di tutta la questione delle confische delle aziende.
Si era stabilito di mettere un tavolo permanente nelle Prefetture che potesse affrontare tutte queste problematiche e verificare le modalità in cui complessivamente il quadro sociale può favorire il fatto che le aziende restino nella legalità ma non perdano posti di lavoro.
Nel momento in cui il magistrato per le misure di prevenzione decide di consentire che l’azienda venga recuperata dopo la confisca, significa che si tratta di un’impresa che è nelle condizioni per poter stare sul mercato. Quel comitato permanente di supporto è importante, renderlo opzionale e su cui la decisione di istituirlo o meno spetta al Prefetto significa togliere uno strumento che abbiamo introdotto per salvaguardare le aziende confiscate e i loro lavoratori.
Inviterei, quindi, il Governo a riflettere su questo aspetto.
Dire che il tavolo “si può” istituire ma non è obbligatorio significa far venir meno un principio e di togliere uno strumento utile che nella scorsa legislatura abbiamo messo in campo.

36.501
Il Governo
Dopo il comma 2 inserire il seguente:
«2-bis. All'articolo 41-ter, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nell'alinea, le parole: "sono istituiti, presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, tavoli provinciali permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate, aventi il compito di" sono sostituite dalle seguenti: "il prefetto può istituire, presso la prefettura-ufficio territoriale del Governo, un tavolo provinciale sulle aziende sequestrate e confiscate, avente il compito di"».

36.501/1
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
All'emendamento 36.501, al comma 2-bis, sostituire le parole: «può istituire», con la seguente: «istituisce» e dopo le parole: «un tavolo provinciale» inserire la seguente: «permanente».

Video dell’intervento»


Un altro punto di discussione ha riguardato la possibilità dei magistrati delle misure di prevenzione di poter chiedere relazioni sull’amministrazione dei beni confiscati prima della sentenza definitiva sulla confisca:
Abbiamo presentato un emendamento al “Decreto Sicurezza” che riguarda i doveri che attribuiamo a chi gestisce il bene confiscato e riguarda il fatto che si allungano i tempi entro i quali chi gestisce il bene confiscato deve trasmettere una relazione sull’amministrazione dei beni all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e poi l’Agenzia al giudice delegato.
È possibile che dopo i provvedimenti di confisca di primo grado non ci sia bisogno di relazionare lo stato dell’azienda (si tratta di 60 giorni), però, penso che vada mantenuta la facoltà per il magistrato per le misure di prevenzione di chiedere una relazione anche prima della confisca di secondo grado.
Non si capisce per quale motivo bisogna precludere la possibilità per il magistrato per le misure di prevenzione di chiedere una relazione o avviare una verifica prima della confisca di secondo grado nel caso ravvisasse irregolarità o gli venissero segnalate problematicità.
Il nostro emendamento, quindi, sostiene che il giudice delegato, in ogni caso, può chiedere conto della gestione del bene confiscato all’amministratore giudiziario dopo il provvedimento di confisca di primo grado e deve farlo quando la confisca è definitiva.
È un emendamento, dunque, che toglie un meccanismo che deve garantire in tutto il suo percorso il massimo di efficienza ma anche il massimo di trasparenza.

36.502/1
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, CERNO, ZANDA
All'emendamento 36.502, al comma 2-bis, lettera a), inserire, in fine, le seguenti parole: «ed è aggiunto il seguente periodo: ''In ogni caso il giudice delegato può chiedere all'amministratore giudiziario il conto della gestione dopo il provvedimento di confisca di primo grado e, comunque, quando la confisca è definitiva''».

Video dell’intervento»

Grande soddisfazione, invece, per l'accoglimento del mio emendamento contenente una proposta di modifica della normativa volta ad agevolare i Comuni - dando loro risorse - nella manutenzione e gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata in modo che questi possano essere restituiti alla collettività, secondo lo spirito originario della legge n. 646 del 1982:

Voglio sottolineare il valore di questo emendamento che, secondo me, cambia l’impostazione sulla vicenda dei beni confiscati e della loro gestione. In apertura della discussione su questo tema avevamo detto che ci preoccupava il fatto che si creasse una separazione tra la confisca dei beni e la loro messa a disposizione della società, che era uno dei fondamenti della legge di Pio Latorre.
L’idea di forzare sulla privatizzazione (cioè la vendita ai privati dei beni confiscati), infatti, rischiava e rischia tutt’ora di andare in questa direzione.
Se, però, destiniamo una parte di fondi ai Comuni che comunque avranno la possibilità di utilizzare quei beni per uno o due anni, diamo loro ciò che fino ad ora è mancato, cioè le risorse. Per questo penso che facciamo una cosa utile che permetterà l’utilizzo di molti più beni confiscati da parte dei Comuni.
Inoltre, come da tempo Anci e Comuni sollecitavano, si consente di non lasciare soli i Comuni nell’utilizzo dei beni confiscati, garantendo loro la possibilità di avere le risorse.
La creazione di un fondo appositamente dedicato a questo e la scelta di implementarlo con il 10% di ciò che viene recuperato vendendo i beni confiscati credo che sia un fatto comunque positivo, pur all’interno di un ragionamento che complessivamente non ci vede d’accordo.

L'emendamento 36.18 (testo 2), posto ai voti con il parere favorevole del relatore e del rappresentante del Governo, è accolto.

36.18 (testo 2)
MIRABELLI, PARRINI, COLLINA, FERRARI, CERNO, ZANDA
Al comma 3, lettera f), capoverso «10», sostituire le parole: «Le somme ricavate dalla vendita di cui al comma 5,» con le seguenti: «Il novanta per cento delle somme ricavate dalla vendita di cui al comma 5».
Conseguentemente, dopo la lettera f) inserire la seguente:
«f-bis) dopo il comma 10 è inserito il seguente:
''10-bis. Il dieci per cento delle somme ricavate dalla vendita di cui al comma 5 confluisce in un fondo, istituito presso il Ministero dell'interno, per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni di cui al comma 3, lettera c)''».

Video dell’intervento»  



La discussione in Commissione Affari Costituzionali si è fatta accesa durante l’esame di un emendamento al “Decreto Sicurezza” a firma del senatore Perilli del Movimento Cinque Stelle, con cui si proponeva di porre sotto la vigilanza dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione la possibilità di andare in deroga alle norme urbanistiche per velocizzare la costruzione di nuovi centri di permanenza temporanei per migranti in attesa di rimpatrio.

Intervento e emendamento:

Vorrei sottolineare la furia con cui il Governo vuole mostrare la faccia cattiva che porta a questa assurdità costosa di costruire nuovi Centri di permanenza temporanei per i rimpatri, che oltretutto non abbiamo ancora capito come possono avvenire dopo 180 giorni, non essendo previste norme in tal senso.
Ora si stanziano risorse per la costruzione dei nuovi centri e per farlo si prevede di andare in deroga alle norme urbanistiche. Questa scelta è stata messa in atto poche volte e per pochi provvedimenti.
Personalmente ho trascorso la precedente legislatura nelle Aule parlamentari a sentire M5S spiegare che le deroghe alle norme urbanistiche sono foriere di illegalità e che chi le propone è un disonesto e mette in campo strumenti per favorire l’illecito e la corruzione.
Voglio sottolineare, quindi, che con l’emendamento al “Decreto Sicurezza” presentato dal senatore Perilli si accettano le deroghe alle norme urbanistiche, aggiungendo una vaga idea della vigilanza di ANAC come paravento. Per costruire i centri di permanenza dei migranti in attesa di rimpatrio, cioè, si decide di derogare alle norme attuali, non si fa la gara (come invece sarebbe previsto dalla legge) e, per accelerare i tempi, si fa la scelta di derogare alle norme urbanistiche.
Che questa norma la proponga il Sottosegretario della Lega Molteni lo trovo normale perché ha l’obiettivo di costruire quei centri e di farlo in fretta.
Ma che siccome nella precedente legislatura siamo stati massacrati da esponenti di M5S, a partire dalla costruzione delle norme per Expo, sul fatto che le deroghe erano una sorta di crimine contro l’umanità e, quindi, il Governo del Movimento Cinque Stelle non avrebbe mai derogato a nessuna norma, ora voglio sottolineare questo punto.
Il gruppo del PD voterà contro l’emendamento.

2.11 (testo 2) - PERILLI
Dopo il comma 2, inserire i seguenti:
«2-bis. Nell'ambito delle procedure di cui al comma 2, l'ANAC svolge l'attività di vigilanza collaborativa ai sensi dell'articolo 213, comma 3, lettera h), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
2-ter. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 2-bis non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Allo svolgimento dell'attività di cui al presente comma l'Autorità provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.».

Video dell’intervento»
Video dell’intervento»






Nascondi modulo commenti

 10000 Caratteri rimanenti

Antispam Aggiorna immagine Case sensitive