Il decreto sicurezza è propaganda che non garantisce più sicurezza ai cittadini

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Intervento in Senato in qualità di relatore di minoranza del "decreto sicurezza" (video).

Illustro la relazione di minoranza presentata dal Gruppo Partito Democratico in Commissione Affari Costituzionali partendo da una considerazione.
Abbiamo fatto una lunga discussione su questo decreto.
L'abbiamo approfondito avvalendoci anche di un nutrito numero di competenze che abbiamo audito in Commissione. Nel testo finale che arriva oggi in Aula, però, di quei contributi non troviamo nulla, così come troviamo pochissimo dei contributi dati dai Gruppi Parlamentari nella discussione in Commissione.
Abbiamo ascoltato competenze che ci hanno fatto rilievi puntuali sulla costituzionalità di alcune norme, sulla inopportunità di altre e registriamo che nulla di tutto ciò è stato raccolto in questo testo.
D'altra parte, non poteva che essere così perché questo decreto è, in realtà, un manifesto politico e non una legge. Non è il tentativo di introdurre in un decreto norme che garantiscano più sicurezza ai cittadini perché non ci sono norme di questo tipo: non ci sono soldi per la videosorveglianza e per le Forze dell'ordine; non ci sono strumenti per rendere più rapidi i respingimenti. Non c'è nulla di tutto ciò.
È un manifesto che indica delle priorità e dà un messaggio rispetto ad alcune priorità; confonde il tema del governo dell'immigrazione con il tema dell'insicurezza e temo che, su questo punto, il giudizio su questo decreto non sarà solo quello di un decreto inutile.
Sul punto dell'immigrazione e dal punto di vista della sicurezza questo decreto sarà dannoso; aumenterà l'insicurezza, il disordine e la clandestinità.
Non volete governare il fenomeno dell'immigrazione sulla base di norme; con questo decreto volete lanciare un messaggio fuori da noi.
Vi illudete di spiegare a persone che scappano dalla fame e dalla disperazione che, siccome qui ci sono delle norme brutte che rendono la vita difficile per gli immigrati, è meglio che non vengano.
Per fare questo si introducono una serie di norme assolutamente incomprensibili dal punto di vista del governo dell'imminigrazione.
Volete spaventare e per raggiungere questo obiettivo fate sì che chi paga siano alcune categorie. Innanzitutto, chi arriva qui - che abbia o meno diritto - viene sottoposto a un calvario, di cui francamente non c'è bisogno.

Inoltre, riducendo le motivazioni per il permesso umanitario succede che, quando il decreto sicurezza sarà in vigore, coloro che sono in Italia con uno di questi permessi, concesso perché in questi anni hanno lavorato, studiato, si sono fatti una famiglia o, magari, una casa, quando andranno a rinnovare il permesso non sarà concesso e sarà detto a queste persone che devono tornare a casa.
La scelta sarà tornare a casa o, più probabilmente, essendo soggetti che hanno un lavoro, una casa o una famiglia, entrare in clandestinità e restare in Italia con una posizione di irregolarità.
Non mi pare che questo dia più sicurezza ai cittadini. Non mi pare che si crei una convivenza civile migliore nella clandestinità.

Voglio, però, introdurre un altro tema. L'idea che questo sia un Paese che respinge gli immigrati e gli stranieri arriva fino al punto di colpire i ragazzi italiani che sono nati qui, che hanno studiato qui. Nella scorsa legislatura abbiamo parlato dello ius soli. Quella legge poteva essere migliorata ma, con il decreto sicurezza, a quei ragazzi, a cui abbiamo detto che dovevamo fare più in fretta a dar loro la cittadinanza, perché riconosciamo il fatto che sono nati qui e che vivono qui, adesso diciamo che non bastano più neanche ventiquattro mesi per avere la cittadinanza e che quando compiranno diciotto anni dovranno aspettare altri quattro anni per poterla richiedere.
Ecco, questo è contenuto in questo decreto.
E che cosa c'entri tutto questo con la sicurezza dei cittadini francamente faccio fatica a comprenderlo. Come faccio fatica a comprendere come non si capisca che questa misura rende meno sicuro un Paese e allarga la clandestinità.
Nel decreto è prevista l'eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, che priverà l'ordinamento italiano di strumenti essenziali per l'attuazione di articoli della Costituzione.

Ma non c'è solo questo: con questa legge si demoliscono i pezzi di integrazione che funzionano.
In questo Paese l'integrazione è un problema, ma c'è uno strumento che funziona e ha dimostrato di saper funzionare e sono gli SPRAR. Il sostanziale smantellamento degli SPRAR comporterà il venir meno di un fondamentale strumento di integrazione. Lì si insegna l'italiano, lì si spiega dove si è, lì si danno nuove competenze professionali, lì c'è la costruzione di reti sociali sui territori, li si fa integrazione.
Con il decreto sicurezza si smantellano gli SPRAR. 
Indebolire l'integrazione non è qualcosa che dà più sicurezza a un Paese, ma ne dà certamente meno.

Tralascio altre brutture, come quella di costruire i centri per il rimpatrio.
Tutto legittimo, sono d'accordo che chi non ha diritto a stare in questo Paese dovrebbe andare via. Registro, però, che in questo decreto si costruiscono nuovi centri per il rimpatrio che, scopriamo, sono talmente urgenti per cui si fa quello che, quando lo abbiamo fatto noi per Expo, non andava bene.
Per costruire questi centri si possono, cioè, concedere gli appalti senza fare le gare, cosa che M5S, negli anni scorsi, aveva spiegato essere un crimine e che nessuno di loro lo avrebbe mai fatto.
Comunque, voi costruite i centri per il rimpatrio e li fate costruire con appalti concessi senza gara, come la legge prevede. È una deroga che si può fare, ma io sottolineo il fatto che voi la fate.
Dopodiché, noi metteremo quei 400.000, 500.000 o 600.000 immigrati irregolari di cui si blatera dentro questi centri, non più per novanta giorni ma per centottanta giorni. Poi, però, non c'è una norma che regoli il rimpatrio.
Non ci sono risorse in più per i rimpatri, se non le promesse nella legge di bilancio.
Non c'è una capacità diplomatica per favorire i rimpatri. A meno che non si pensi che insultare quotidianamente il Governo tunisino, come fa qualcuno, sia un modo per ottenere le condizioni perché ci siano i rimpatri.
Questo è questo decreto. Le misure che adesso venivano citate puntualmente nella relazione della maggioranza di Governo sul provvedimento sono misure francamente senza soldi e senza forze. E noi abbiamo fatto proposte.

Siamo fermi al cosiddetto pacchetto Minniti. Non c'è niente di più e anche quando si fa finta di attribuire ai sindaci molti poteri, sostanzialmente si dice loro che potranno fare quello che già oggi possono fare con le ordinanze e in altro modo. Quindi, anche in tal caso, non c'è niente che possa far dire che domani i cittadini italiani saranno più sicuri e il territorio più vigilato.
Non c'è nulla di tutto ciò.

Abbiamo votato una legge sulla legittima difesa con cui lo Stato mandava un messaggio ai cittadini: non ce la facciamo a difendervi, difendetevi da soli. Dopo aver letto il decreto sicurezza, si conferma questa versione. Non c'è un euro e sono stati respinti tutti gli emendamenti sulla videosorveglianza.
Dove sono le norme per garantire più attenzione al territorio?
Dove sono le norme per impedire che vicende come quella di San Lorenzo succedano ancora?
Se i sindaci avevano bisogno di strumenti per intervenire, dovevano essere messi nel provvedimento al nostro esame, costringendo, ad esempio, le proprietà ad impedire il degrado delle strutture; misure forti che si potevano mettere e non si sono messe.
Dove sono le misure contro gli scafisti e i trafficanti di esseri umani?
Non ci sono perché nel Paese ormai, da parte di alcuni, sembra che la sicurezza consista nel combattere il negozietto etnico sotto casa o il parcheggiatore abusivo.

Anche la questione della mafia passa in secondo piano. Dal decreto sicurezza si intuisce che ci sono molte cose che vengono prima della lotta alla mafia, la quale interessa soltanto perché si interviene sui beni confiscati e sulla loro vendita, facendo in modo che vengano venduti più rapidamente e che si possano così avere i soldi che provengono da tale vendita.
Si dimentica però che la cosiddetta "legge Pio La Torre", che stabilisce la confisca dei beni dice che, da una parte, bisogna colpire i patrimoni dei mafiosi con la confisca, ma, dall'altra parte, che quei patrimoni devono essere restituiti ai cittadini.
Capisco che se i Comuni non ce la fanno, quei beni non devono rimanere sine die senza destinazione, però francamente lanciare il messaggio che si vendono i beni confiscati, è sbagliato ed è un messaggio solo in parte smorzato dal fatto che si è deciso di attivare almeno un fondo che consenta ai Comuni di avere i soldi per mettere i beni confiscati a disposizione della comunità. Detto questo, il messaggio complessivo non cambia.
Non ci sono norme per la lotta alla mafia, vengono prima di tutto le vendite e si demolisce anche un pochino, in alcuni aspetti, la riforma recente del codice antimafia. Quando infatti si dice che diventano facoltativi i tavoli tra sindacati e confindustrie locali, per discutere delle aziende confiscate e garantire che quelle possano vivere e possano con uno sforzo collettivo mantenere l'occupazione, non è un bel segnale.

Ecco, io penso che questo sia il decreto al nostro esame, al di là delle singole norme. È un manifesto politico che indica un nemico - l'immigrazione - in cui non ci sono una norma e un euro per potenziare la sicurezza dei cittadini. È un manifesto che serve a dare soddisfazione ad una forza politica, a una parte del Governo, ma non aiuta i cittadini italiani ad essere più sicuri.

Video dell'intervento»




Relazione di minoranza presentata dai Senatori Mirabelli, Parrini, Collina, Cerno, Zanda in 1° Commissione - Affari Costituzionali in sede di discussione del decreto sicurezza:


La Commissione Affari Costituzionali ha esaminato e approvato il decreto-legge in materia di immigrazione e sicurezza senza tener in alcun conto le osservazioni dei soggetti auditi che hanno rilevato nel provvedimento elementi di contrasto con le disposizioni costituzionali, le direttive europee e l'orientamento giurisprudenziale, né gli emendamenti del Gruppo del Partito Democratico che, in parte, recepivano le suddette osservazioni e che erano finalizzati, in un’ottica di riduzione del danno, ad introdurre correttivi in un provvedimento molto dannoso per il nostro Paese.

Il decreto-legge non risponde ad esigenze reali di maggiore sicurezza, né tantomeno servirà a gestire, in un’ottica securitaria, l’epocale fenomeno della migrazione, ma rappresenta una inutile risposta alla paura - strumentalizzata - dei cittadini ed avrà come unico effetto quello di creare una maggiore insicurezza.

L'eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, infatti, priverà l'ordinamento italiano di un essenziale strumento di attuazione agli articoli 2 e 10 della Costituzione e condannerà all'irregolarità migliaia di persone pregiudicando in modo irrimediabile il percorso di integrazione finora intrapreso. D’altra parte, l’introduzione dei permessi di soggiorno speciali non dà una risposta adeguata al venir meno del permesso di soggiorno per motivi umanitari poiché in essi non sono comprese tutte le forme di tutela previste dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Per questi motivi il Gruppo del Partito Democratico ha presentato emendamenti volti a individuare ulteriori casi per il rilascio dei permessi di soggiorno speciali volti, ad evitare che il titolare di permesso per motivi umanitari sia costretto a entrare in clandestinità alla scadenza del suo titolo di soggiorno, nonché a prevedere la possibilità di convertire il permesso di soggiorno in permesso per motivi di lavoro. Solo favorendo l'integrazione degli stranieri è possibile creare una società più sicura. Ogni altra prospettiva è utopica, mendace e - qualora fosse fatta in buona fede, ma non è questo il caso - assolutamente ingenua e priva di fondamento.

Il sostanziale smantellamento del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), comporterà il venir meno di un fondamentale strumento di integrazione: il processo di autonomia del migrante prende avvio o si consolida proprio nel periodo di accoglienza nello SPRAR attraverso la conoscenza del territorio, l’apprendimento della lingua italiana, l’acquisizione di nuove competenze professionali e la costruzione di reti sociali sul territorio di accoglienza. I servizi garantiti nei progetti territoriali dello SPRAR riguardano la mediazione linguistica e interculturale; l'accoglienza materiale; l'orientamento e l'accesso ai servizi del territorio; la formazione e riqualificazione professionale; l'orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo, abitativo, sociale, legale e la tutela psico-socio-sanitaria.

La proposta dello SPRAR è quella di un’accoglienza "integrata" che tiene conto delle persone nella loro complessità e diversità mettendole al centro di un percorso di accoglienza e di inclusione sociale che le vede anche protagonisti attivi. Lo smantellamento di questo sistema che svolge un ruolo determinante nel percorso di integrazione dei migranti rappresenta un danno enorme al Paese e il venir meno di un importante fattore di crescita. Ciò causerà ancora di più marginalità e clandestinità, con un aumento della propensione a delinquere e delle presenze illegali.

L’effetto di questa scelta scellerata sarà l'aumento della popolazione presente nei Centri di accoglienza straordinaria (CAS) - i centri in cui attualmente si trova la maggior parte dei migranti presenti in Italia - con un contestuale peggioramento delle condizioni di vita all'interno degli stessi e un conseguente aumento delle esigenze di controllo e di sicurezza da parte delle Forze dell'ordine senza, peraltro, che sia stabilito cosa avverrà dei migranti ospiti dello SPRAR e senza prevedere lo stanziamento di risorse aggiuntive per la gestione dei CAS. L'unica cosa certa sarà il venir meno dei percorsi di integrazione e la condanna all'emarginazione e alla clandestinità. Ciò a dimostrazione del fatto non solo che le finalità di sicurezza del decreto-legge sono del tutto illusorie e pretestuose, ma che l'aumento del numero degli immigrati irregolari comporterà anche un aumento dei costi per gli oneri burocratici e amministrativi, nonché per l'impiego di un più alto numero di agenti di polizia.

Quanto al prolungamento del periodo massimo di trattenimento dello straniero all'interno dei Centri di permanenza per i rimpatri e al trattenimento per la determinazione o la verifica dell’identità e della cittadinanza dei richiedenti asilo, previsti, rispettivamente dagli articoli 2 e 3 del decreto-legge, si ravvisa una palese violazione dell'articolo 13 della Costituzione e, nel secondo caso, anche dell’articolo 31 della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato, poiché di fatto si sanziona con la privazione della libertà personale lo straniero per un fatto di cui non è responsabile. Queste scelte dissennate comporteranno problemi di vivibilità all'interno dei CPR, come è accaduto in passato nei centri di identificazione ed espulsione. Ogni volta che si prevede il trattenimento di una persona, logica vorrebbe che si prevedessero misure finalizzate a garantire alla stessa la possibilità di comunicare con familiari, difensori, magistrati, ministri di culto, rappresentanti dell’UNHCR o di enti e associazioni che svolgono attività di tutela ed assistenza degli stranieri. Il Grippo del Partito Democratico ha presentato emendamenti con questa finalità che sono stati respinti in Commissione.
La previsione poi di ricorrere alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara, al fine di assicurare la “tempestiva” esecuzione dei lavori di costruzione, completamento, adeguamento ovvero ristrutturazione dei Centri di permanenza per i rimpatri appare quantomeno lesiva della normativa in materia di trasparenza.
E' evidente che la necessità di costruire nuovi CPR e di individuare ulteriori strutture per il trattenimento dei migranti discende dalla scelta politica di sopprimere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, per cui molte persone - circa 600.000, secondo le stime del Governo - si troveranno in una situazione di irregolarità, non avendo più titolo per restare sul territorio nazionale.

A fronte di queste misure demolitive e peggiorative del sistema esistente, nel decreto-legge non sono previste risorse adeguate per favorire i rimpatri, compresi quelli volontari, se non cifre irrisorie, peraltro sottratte al programma di rimpatrio volontario assistito. Ciò a conferma del fatto che non basta distruggere se non si crea una valida alternativa, se non si ha idea di come gestire il fenomeno migratorio, se non si concludono appositi accordi bilaterali con i Paesi di provenienza degli stranieri, ma probabilmente è proprio questo lo scopo del decreto-legge: rendere il nostro Paese respingente a tal punto da dissuadere i migranti a provare ad entrarvi. Purtroppo è una prospettiva ingannevole e illusoria che produrrà solo più clandestinità a scapito di tutti.

Inoltre, l'aumento da ventiquattro a quarantotto mesi del termine per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza per matrimonio e per la c.d. naturalizzazione e la sua applicazione anche ai procedimenti di conferimento della cittadinanza in corso alla data di entrata in vigore del decreto rappresenta una misura profondamente ingiusta e produrrà ulteriore frustrazione in coloro che hanno presentato una regolare richiesta già da due anni e che vedono svanire il loro sogno in modo arbitrario, a scapito di qualunque certezza del diritto.

La seconda parte del decreto-legge è dedicata in modo specifico alla sicurezza, ma anche in questo caso l’insieme delle norme previste si rivelerà inefficace trattandosi nella maggior parte dei casi di norme “manifesto” e di propaganda. A fronte di misure come l’estensione dell’applicazione del Daspo e del Daspo urbano, la disciplina dell'accattonaggio e del parcheggio abusivo, non è prevista alcuna norma per favorire il controllo del territorio, per mettere in sicurezza le zone degradate delle nostre città, per affrontare e prevenire tragedie come quella che si è consumata nel quartiere di San Lorenzo di Roma, per consentire assunzioni nelle Forze dell’ordine, per permettere la diffusione capillare di sistemi di videosorveglianza, uniche risposte concrete a problemi concreti. Si dimentica – o meglio, si fa finta di dimenticare – che il problema della sicurezza è un problema la cui soluzione spetta allo Stato e non può essere delegato al cittadino, come è purtroppo convinzione di questo Governo.
Anche per questo motivo, il Gruppo del Partito Democratico ha presentato un emendamento - anch'esso respinto, nonostante la sua ragionevolezza -, che prevede l'incremento degli organici delle forze dell'ordine per i prossimi tre anni, in considerazione dei nuovi compiti relativi al prolungamento del trattenimento nei centri per il rimpatrio e causati altresì dall'aumento del numero di migranti irregolari a seguito della soppressione della protezione per motivi umanitari.

Le uniche norme che riguardano la mafia sono quelle che modificano il codice antimafia sulla gestione dei beni confiscati alla mafia prevedendo l'ampliamento della platea dei possibili acquirenti e la possibilità di venderli al miglior offerente. Questa scelta comporta il rischio che i beni messi all’asta non solo siano venduti a prezzi svalutati ma, altresì, che il loro acquisto possa essere realizzato da componenti di quella “area grigia” che agisce solo formalmente nella legalità, con il grave rischio che si aggirino i vincoli previsti per garantire una vendita controllata. Altro grave errore è la previsione di rendere facoltativi i tavoli prefettizi sulle aziende sequestrate e confiscate e, per questo motivo il Gruppo del Partito Democratico ha presentato un emendamento volto a ripristinare lo spirito originario della legge.

L'intero provvedimento è improntato ad una logica punitiva nei confronti dei migranti, assolutamente poco lungimirante e niente affatto risolutiva dei problemi legati al fenomeno della migrazione, considerato che solo l'integrazione, un solido sistema di accoglienza e la creazione di una cornice di diritti e di doveri per ogni migrante possono essere la risposta al fenomeno della migrazione e, non di certo, l'ingannevole e mendace promessa di allontanare dal territorio nazionale persone che richiedono protezione.

Purtroppo ancora una volta questo Governo dimostra di non essere all'altezza del suo ruolo nella gestione di un fenomeno epocale come quello migratorio, facendosi in apparenza portavoce di istanze di "sicurezza" e proponendo a tal fine soluzioni ingannevoli, nel tentativo di piegare la realtà di una questione molto complessa a logiche di partito, senza una visione lungimirante finalizzata al benessere e alla "vera" sicurezza del Paese che non elude i problemi e la realtà, ma cerca risposte concrete e durature.

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