L’Italia può cambiare davvero

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L’incontro “Lombardi protagonisti del cambiamento” è un’occasione importante per dirci delle cose dopo un anno di Governo Renzi e dopo che abbiamo iniziato a fare ciò che fino ad un anno fa sembrava impensabile in questo Paese: stiamo dimostrando che l’Italia può cambiare davvero e può cambiare la politica, sia nel modo di rapportarsi ai cittadini che nel modo di funzionare. Questo è ciò che raccontano i percorsi sulle riforme istituzionali, che sono decisive se si vuole davvero ricostruire quella credibilità delle istituzioni, della democrazia e della politica, così come ci siamo proposti di fare al congresso prima e poi in questi anni.
Oggi abbiamo alle spalle interventi importanti come la Legge di Stabilità, il Jobs Act e misure che sono utili ad intercettare la ripresa economica. Inoltre, abbiamo portato a termine altre riforme importanti come quella riguardante i reati ambientali o le politiche sul tema della casa e ora stiamo concludendo quelle della Pubblica Amministrazione, sui diritti civili e la Rai.
Abbiamo dimostrato e stiamo continuando a dimostrare che si può cambiare davvero in questo Paese e che è cambiata la politica. Sono cambiati i riti ed è cambiato il rapporto con la democrazia: finalmente, anche in Italia, è possibile costruire una politica che decide, che si assume la responsabilità di governare e non la delega a nessuno di fronte alle difficoltà.
Per troppi anni, anche in questa Regione e in questa città, di fronte alle difficoltà e di fronte alla crisi del rapporto tra i cittadini e i partiti o tra i cittadini e i politica, abbiamo delegato ad altri (ai tecnici, alla società civile) una responsabilità che oggi torna ad essere della politica e di chi ha il compito di fare e di governare la cosa pubblica.
Oggi siamo di fronte a dei dati economici positivi e questo può aiutare a ridare fiducia al Paese sapendo, però, che la politica sta cambiando e che da alcune delle cose realizzate in questi anni non si potrà tornare indietro.
Di questo aspetto, tutti devono prenderne atto. L’opinione pubblica, i cittadini italiani non accetterebbero di tornare indietro rispetto ad una serie di scelte che sono state fatte in questi mesi.
Questa stagione riformatrice, tuttavia, non ha esisti scontati perché la crisi non è finita, i dati economici sono ancora timidi e ci vorrà tempo affinché si avvertano anche nella vita concreta delle persone (che oggi sono ancora in difficoltà). Inoltre, ci dobbiamo scontrare ogni giorno con chi parla di cambiare ma poi ogni volta, di fronte alle riforme e ai cambiamenti veri, si limita a difendere l’esistente. Questo fanno il Movimento 5 Stelle e parti della sinistra di questo Paese. Dobbiamo scontrarci ogni giorno anche con i messaggi devastanti – in parte giustificati dalle tante inchieste che mostrano il dilagare della corruzione e delle inefficienze della Pubblica Amministrazione – che diffondono un’idea disperata dell’Italia, l’idea di un Paese condannato al declino e che avrà un futuro fosco.
Noi abbiamo la responsabilità di portare avanti questo processo riformatore sapendo ritrasmettere speranza e con la consapevolezza che questo processo o lo conduce il Partito Democratico o non lo può condurre nessuno.
L’incontro “Lombardi protagonisti del cambiamento” dimostra la volontà di assumerci la responsabilità di sostenere questo percorso, che significa valorizzare sul territorio le cose che stiamo facendo ma anche contribuire con idee e proposte e una visione che avvii dalla Lombardia un processo riformatore nazionale. Qui ci sono più opportunità ma c’è anche la resistenza più forte da parte del governo regionale al cambiamento, all’apertura, all’innovazione.
In Lombardia c’è la Lega che coniuga il futuro con la paura mentre noi vogliamo coniugare il futuro con la speranza.
Il lavoro messo in atto dal Governo parla alla società lombarda; sta a noi tradurlo in un progetto alternativo per la Lombardia. Abbiamo la responsabilità di sapere che senza la Lombardia e senza tradurre qui, nella Regione più ricca del Paese, il processo riformatore di Matteo Renzi, difficilmente riusciremo a completare ciò che stiamo facendo. Per questo è importante sostenere il Governo e il cambiamento.
All’interno del Partito Democratico, però, viviamo il paradosso che mentre c’è un’opinione pubblica attenta e che lentamente riguadagna fiducia nella possibilità del cambiamento e guarda a ciò che stiamo facendo in maniera positiva, noi troppo spesso ci troviamo nel partito e sui territori una difficoltà reale, in cui si lasciano prevalere le critiche, i dubbi e le difficoltà a cogliere il senso di un progetto complessivo.
A mio avviso, in questo percorso dovremo farci carico di comprendere e spiegare che i partiti come li abbiamo conosciuti fino ad ora non ci sono più. Dobbiamo ripensare alla forma partito. Non solo perché è evidentemente in crisi il rapporto tra cittadini e partiti o perché stiamo scontando il minimo storico di credibilità dei partiti ma anche per il tipo di riforme che abbiamo fatto, prima fra tutte quella inerente l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Questa riforma ci impone di cambiare, di aprirci, di ricostruire un ragionamento su cosa deve essere un partito e su come deve lavorare, non guardando indietro ma guardando avanti e questo deve far cambiare anche il modo di concepire il confronto interno ad un partito.
Non possiamo avere un partito sul territorio che sia la retroguardia del processo riformatore. I circoli non possono essere la sede di un’infinita discussione congressuale ma devono stare dentro a quel percorso, aprirsi, aiutare. Non dobbiamo chiuderci. Troppo spesso, nei circoli e sui territori, ci chiudiamo in discussioni incomprensibili per i nostri stessi iscritti e sicuramente ancora di più per i nostri elettori.
Da qui credo che nasca l’esigenza di lavorare per creare un luogo aperto, plurale, che guardi avanti e non si fondi sulle differenze del passato. La necessità di fare questo nasce dall’esigenza di creare un’iniziativa volta non solo a sostenere sui territori il Governo o Matteo Renzi, il PD e ciò che stiamo facendo ma anche perché serve una sede in cui sia possibile dare un contributo dentro ad un processo che non può dipendere solo da Roma ma che ha bisogno dell’apporto di tutti gli iscritti, di tutti gli elettori e di tutti coloro che vogliono sostenere l’idea che in questo Paese il cambiamento è iniziato e si può anche realizzare fino in fondo.


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