Il Governo Lega-M5S e il ruolo del PD

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Lo scambio della campanella tra Gentiloni e Conte è stato un momento triste, anche perché penso che abbiamo consegnato un Paese migliore, dopo 5 anni di Governi guidati dal PD.
Il Paese è migliorato da tanti punti di vista, tutti i dati economici lo confermano e abbiamo fatto riforme importanti, molte delle quali non hanno ancora avuto una ricaduta concreta sulla vita delle persone ma nei prossimi anni dimostreranno di esser state efficaci e utili per l’Italia.
In questi anni abbiamo messo in campo diverse squadre di Governo che hanno saputo dedicarsi al Paese.
Non è stato solo un problema di comunicazione ciò che ci ha impedito di veder valorizzato tutto il lavoro che abbiamo fatto.
Abbiamo presentato tutte le riforme realizzate come qualcosa che potesse avere una sorta di valore risolutivo per tutti i problemi dell’Italia mentre, invece, i cittadini ancora non avevano visto le ricadute concrete di ciò che era stato fatto e dei dati macroeconomici positivi.
Ora si è costruito un Governo Lega-M5S, che rappresenta le due forze antisistema che in questi anni hanno speculato sul tema della distanza sempre maggiore dei cittadini dalla politica. Questo era anche uno dei temi per cui avevamo fondato il PD, perché le grandi culture del ‘900 ormai non parlavano più ai cittadini e c’era un distacco sempre maggiore tra i cittadini e le istituzioni e, quindi, bisognava mettere in campo un altro progetto. Quel progetto si è tradotto in un’esperienza di Governo importante in cui però non abbiamo saputo comunicare questo passaggio, tanto che siamo stati bollati come l’élite, i rappresentanti dell’establishment contro il popolo.
Su questo aspetto hanno molto lavorato Lega e M5S per delegittimare i nostri Governi, al di là del merito delle questioni. Sono anche convinto che su molte riforme che sono state fatte dai Governi PD, come Pubblica Amministrazione, Jobs Act o altro, Lega e M5S metteranno pochissimo le mani perché il tema su cui hanno costruito le loro vittorie è stato lo spiegare che ci fosse l’establishment non legittimato dal popolo. Siamo andati avanti per anni con una propaganda su Monti che era un tecnico e i tecnici erano da considerare tutti nemici del popolo perché erano i rappresentanti dei poteri forti.
Questi argomenti sono penetrati.
Anche la vicenda delle banche, più che per questioni di merito, ha pesato perché ci ha fatto apparire come i rappresentanti dell’establishment.
Questo ragionamento ha prevalso sul resto e su questo Lega e M5S hanno costruito una parte importante del loro consenso.
Poi tra Lega e M5S ci sono anche delle differenze. La Lega ha la prospettiva del tornare indietro, di chiudersi dentro gli Stati nazionali e cercare di risolvere internamente le crisi (idea folle per un Paese come l’Italia). M5S, invece, ragiona sulla dimensione della democrazia diretta, dell’uno vale uno, del superamento della democrazia rappresentativa. Queste due posizioni ora si dovranno confrontare al Governo e non sarà facile: è più facile tenere posizioni come queste quando si è all’opposizione.

Personalmente, quindi, sono per dare un giudizio molto negativo sul Governo che hanno formato Lega e M5S e sul contratto che hanno firmato.
Eviterei, però, di lanciarci sul terreno loro, della semplice delegittimazione affermando che sono di destra, che anche il fascismo si è presentato come cambiamento ecc.
A mio avviso, occorre restare sulle questioni concrete.
Non possiamo scegliere la loro strada.
Potremmo fare ciò che hanno fatto loro in questi anni e dire che è un Governo non legittimato dal popolo perché gli elettori della Lega non hanno votato per un’alleanza con M5S e viceversa, perché nessuno ha votato per Conte Presidente del Consiglio e lui non è neanche un Segretario di partito, e perché ci sono molti Ministri tecnici ma credo che invece dovremmo dire cose diverse.
Dovremo entrare nel merito delle proposte e rispondere.
Innanzitutto presentare un “Governo del cambiamento” in cui ci sono soltanto 5 donne su 18 Ministri è una contraddizione.
Inoltre, questo Governo potrebbe diventare il Governo dell’ingiustizia perché la Flat Tax è una legge ingiusta.
Oltretutto, sta emergendo che, per finanziare questo provvedimento, si rischia che vengano messe in campo iniziative economiche che penalizzerebbero ancora di più i ceti più bassi.
La proposta su cui ha lavorato molto il nuovo Ministro dell’Economia è quella di finanziare la Flat Tax lasciando aumentare l’IVA ed è evidente che spostare la tassazione dai redditi ai consumi creerebbe maggiori difficoltà ai ceti medio-bassi.
Il contratto di Governo è, quindi, iniquo e fondato sulla paura perché gli altri contenuti riguardano la legittima difesa, la lotta all’immigrazione (oltretutto non si considera che mandare via 500mila clandestini dall’Italia è più costoso dei 5 miliardi che spendiamo per l’accoglienza e il problema dell’accoglienza continueremmo comunque ad averlo). Lega e M5S hanno anche lucrato molto sulla paura.
Non mi stupirei, però, se nei prossimi giorni partisse un’offensiva securitaria perché tutte le altre questioni previste dal contratto sono molto più complicate da attuare, e questo comporterebbe il rischio di mobilitare tutte le forze dell’ordine sulla questione dell’immigrazione e della repressione della microcriminalità predatoria, tralasciando attività molto più importanti come quella della lotta alle mafie e la prevenzione al terrorismo, che occupano una parte consistente del lavoro dell’attuale Ministero degli Interni.
Inoltre, bisogna far emergere chiaramente che questo Governo non pensa al futuro: cerca di dare una serie di risposte per il contingente perché sono il frutto di programmi elettorali fatti esclusivamente per prendere voti e non per pensare al futuro.
Un Paese in cui si fa la Flat Tax, si tolgono risorse in molti campi, si vuole intervenire sulla Legge Fornero significa che si rischia di compromettere ulteriormente il futuro dei propri giovani.
Se poi continua anche il conflitto con l’Europa, il rischio che venga compromesso il futuro dell’Italia è ancora maggiore.

Ora il Partito Democratico ha il compito di costruire un’opposizione in Parlamento e non sarà semplicissimo farlo, soprattutto nei primi mesi, anche perché saremo di fronte ad alcune scelte che farà il nuovo Governo che ci interrogheranno.
Se l’intervento sulla Legge Fornero diventasse il “quota 100”, ad esempio, non è una proposta estranea alla discussione e alla riflessione del Partito Democratico.
Così come se il Reddito di Cittadinanza si traduce in un aumento delle risorse per il Reddito di Inclusione, non potremo andare in Parlamento a dire semplicemente di no.
Dovremmo, quindi, avere la capacità di spiegare che, sulle cose che servono agli italiani, il PD ci sarà.
Dovremmo, però, costruire un’opposizione soprattutto nel Paese. Questo o lo fa il PD o non lo fa nessuno.
Il PD è la seconda forza politica del Paese.
Abbiamo sicuramente un grandissimo problema di radicamento in alcune parti del Paese ma manteniamo comunque una forte rete di amministratori. Non possiamo buttare via tutto questo solo perché abbiamo perso male le elezioni.
Dobbiamo ripartire da qui sapendo che saremo noi a dover costruire l’opposizione e costruire anche un progetto alternativo a questo Governo.
Non dobbiamo neanche sottovalutare l’eventuale durata di questo Governo.
Troppo spesso abbiamo sottovalutato M5S e, per una lunga fase, abbiamo sottovalutato anche la Lega. Non commettiamo ancora questo errore di pensare che gli altri siano degli inetti, anche perché non se ne andranno via presto.
Il tema che abbiamo davanti è, quindi, quello di costruire un’opposizione nel Paese e di costruire una proposta alternativa.

A questo punto, dunque, il congresso serve e assume sempre di più questa caratteristica.
Troppo spesso abbiamo vissuto il congresso come il momento in cui dare la stabilizzazione ad un gruppo dirigente e in cui si sceglie il Segretario.
A mio avviso, il congresso deve essere un’altra cosa.
Credo che l’Assemblea Nazionale che indirà il congresso, lo dovrà organizzare promuovendo una discussione ampia sui temi e sulle proposte.
Il Partito Democratico riparte se facciamo un’operazione verità sulle ragioni della sconfitta elettorale, evitando di scaricare le responsabilità da una parte all’altra, anche perché se la sinistra perde in tutta Europa, è evidente che il problema non può essere solamente Renzi o chi gli ha impedito di lavorare.
Dovremo, quindi, discutere delle ragioni della sconfitta, dovremo ricostruire il PD su tanti territori dove non c’è più un partito (al Sud, ad esempio, c’è una cultura politica molto diversa da quella che dovrebbe avere il PD) e dovremo costruire un congresso che costruisca anche l’unità.
Deve essere, dunque, un congresso che rimette insieme le regole del pluralismo. In un partito non può succedere né che tutti debbano sottostare agli ordini di qualcuno senza poter dissentire e quando dissentono vengono delegittimati e non ci può neanche essere un pluralismo in cui l’opposizione si manifesta pubblicamente e in maniera veemente a prescindere da quelle che sono le decisioni dei gruppi dirigenti e le critiche che vengono messe in campo internamente non possono essere maggiori di quelle che mettono in campo gli avversari politici.
Su questo tema dobbiamo aprire una riflessione altrimenti non riusciamo a mettere in campo una discussione seria su che progetto vogliamo costruire per rilanciare il PD.
Ricostruiamo il PD se mettiamo mano e costruiamo una proposta forte su due questioni che guardano al futuro.
La prima questione riguarda l’Europa: dobbiamo diventare credibili come forza che afferma che l’Europa serve ma non così perché serve un’Europa che sappia affrontare in altro modo i nodi che la riguardano, che sia più unita e più forte.
La questione dell’Europa sarà centrale anche nelle prossime elezioni, a prescindere da quando si verificheranno e il PD ha sbagliato a non affrontare questo tema già dalla scorsa campagna elettorale. In queste giornate, con le discussioni sulle istituzioni e sull’uscita dall’euro o sull’indebolire il rapporto con l’Europa, le posizioni emerse da Lega e M5S non sono risultate in linea con quelle del loro elettorato, come dimostra ciò che hanno detto gli imprenditori del Nord. Su questo tema, quindi, è possibile rimettersi in moto ma questo implica che dobbiamo avere una proposta credibile e, quindi, dire per esempio che occorre che la rappresentanza sia dei cittadini e non demandata a decisori delegati da altri, che serve l’Europa a più velocità, capace di pensare alla Difesa Comune o alla gestione del tema dell’immigrazione, senza dimenticare i temi sociali e fiscali che questa Europa non si è dimostrata in grado di affrontare.
Occorre più Europa ma che sia un’Europa riformata.
La seconda questione, invece, è quella sociale in cui il PD ha oggettivamente perso consenso. Non credo che dobbiamo fare una svolta pauperista ma dobbiamo capire fino in fondo che ad una domanda di protezione che viene dai cittadini di fronte alla crisi e alla globalizzazione, il PD non ha saputo dare una risposta credibile e neanche indicare una prospettiva.
Questo è l’altro tema che credo debba essere al centro del congresso.

C’è poi il tema di come costruiamo l’opposizione nel Paese e con chi la costruiamo.
“Fronte Repubblicano” è un nome che non si può sentire ma questo non vuol dire che il tema non ci sia. Il tema non è quello di fare l’alleanza con Liberi e Uguali, perché un PD del 18% sommato a LeU del 2,5% non risolve il problema.
Noi abbiamo bisogno di riaprire i canali che in questi anni abbiamo chiuso, facendo l’errore gravissimo di considerarci autosufficienti, con i corpi intermedi, il mondo della ricerca, l’associazionismo e tutte quelle realità con cui la sinistra ha sempre interloquito in maniera costante e continua, che hanno sempre portato un contributo e che nel tempo hanno saputo mobilitarsi.
Dobbiamo recuperare la capacità di allargare.
Il come si organizzerà questo campo dal punto di vista politico e elettorale si vedrà ma in ogni caso abbiamo bisogno di lanciare questo messaggio.
Per fare questo, però, non è sufficiente pensare di mettere insieme tutti coloro che si sono stretti intorno a Mattarella e alle istituzioni di fronte alla richiesta di impeachment. Questa motivazione è importante ma insufficiente per costruire un campo che possa consentire di portare avanti un progetto alternativo a quello di questo Governo.
Bisogna, quindi, superare il limite dell’autosufficienza.
Organizzativamente, durante la campagna elettorale, abbiamo fatto uno sforzo di stare su questa linea con una serie di incontri su temi su cui si era agito dal Governo e colloquiando con pezzi della società. Penso che ora dovremo riprendere questa modalità per dare un contributo a questo percorso.

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