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7° Tappa. Via Bolla

Prosegue il Viaggio nelle periferie di Milano.

A seconda da dove si entri in via Bolla sulla destra o sulla sinistra si trovano le nuove case di Edilizia Residenziale Pubblica del Comune, moderne, nuove e pulite; attraversi la strada e ti trovi in un altro mondo, un’altra città immersa nel degrado e nell’abbandono.
Le case Aler di via Bolla costruite attorno ad un grande piazzale sterrato dove vengono abbandonati rifiuti di ogni tipo e dove disordinatamente stazionano camper o furgoni che fungono da abitazione.
In questi stabili, al numero civico 40 fino almeno al 50, ci sono almeno il 60% di occupanti abusivi (un dato certo e, come al solito, impossibile da ottenere da Aler), per lo più di etnia rom.
È evidente che, da molto tempo lì agisce indisturbato un racket che provvede ad occupare gli appartamenti appena si svuotano, a volte è successo anche quando gli inquilini li hanno lasciati per pochi giorni. È stato loro consentito di allacciarsi abusivamente alla rete elettrica comune e di trasformare box e cantine in depositi di refurtiva, di auto e moto che lì vengono smontate e, anche, come dimostrato da recenti operazioni di polizia di considerevoli quantitativi di droga.

Il Pd chiede il ritiro del ddl Pillon

Abbiamo indetto una conferenza stampa questa mattina per presentare le iniziative che il Gruppo PD al Senato intende mettere in campo per contrastare e indurre al ritiro del DDL Pillon. Le iniziative coinvolgono tutto il gruppo del Senato.
Il gruppo PD parteciperà a tutta la discussione del DDL Pillon, ci iscriveremo tutti alla discussione per intervenire su questo tema. Faremo questa maratona e daremo fino in fondo il senso della nostra contrarietà e della nostra volontà di far ritirare il provvedimento.

Ringraziamo anche le associazioni che si stanno mobilitando contro il DDL Pillon, siamo al loro fianco e vogliamo batterci insieme a loro. Penso alla rete dei centri antiviolenza, che sono stati i primi a mobilitarsi su questo fronte; la CGIL e le altre organizzazioni che sono in piazza Montecitorio questa mattina e con cui penso che possa esserci un contributo reciproco per arrivare all’obiettivo.


In Emilia le istituzioni sono forti contro le mafie

In Emilia Romagna, in visita con la Commissione Antimafia, abbiamo trovato istituzioni, procure, prefetture, forze polizia, amministrazioni pubbliche, organizzazioni sindacali attente e impegnate contro le mafie, consapevoli che il territorio emiliano è molto appetibile per la criminalità organizzata proprio per la sua forza economica.
Cresce, invece, la preoccupazione per alcuni interventi del Governo, come la liberalizzazione degli appalti e quota 100.
Credo che di fronte all’insediamento della ‘ndrangheta in tanti territori serva un comune impegno, solo con l’unità si battono le mafie.
Abbiamo verificato un’intensa attività investigativa e preventiva.
L’amministrazione di Reggio Emilia e la Regione Emilia si sono costituite parte civile al processo Aemilia e si sono adoperate per realizzare gli spazi per maxi processi che altrimenti si sarebbero dovuti svolgere fuori dalla Regione, dimostrando ai cittadini che la lotta alle mafie è una priorità.
E’ anche emersa la preoccupazione per alcuni interventi presi o preannunciati dal Governo: la liberalizzazione dei subappalti e l’aumento del tetto, anche oltre i 150 mila euro, al di sotto del quale non servono le gare, e gli effetti di quota 100 sugli uffici giudiziari già sottodimensionati.