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Combattere la corruzione si può: da Governo e Parlamento si sono fatti molti passi avanti

La corruzione è un male diffuso nel nostro Paese che rende più permeabili l'economia e la società alla criminalità organizzata e coinvolge politica, apparati pubblici, imprese e sottrae risorse ai cittadini, alle aziende sane, ai giovani, a chi fa innovazione. Combattere corruzione e mafie è una priorità su cui si gioca una buona parte del futuro dell'Italia. Capisco che faccia gioco a molti raccontare di istituzioni immobili, imbelli, incapaci di combattere, ma non è così: contro la corruzione, in questa legislatura, Governo e Parlamento hanno già fatto cose importanti e questa legge è un ulteriore passo avanti.
L'introduzione dei reati di voto di scambio e di autoriciclaggio l'istituzione dell'Autorità nazionale anticorruzione e il suo affidamento a Raffaele Cantone: questi sono fatti prodotti anche dal Parlamento, da rivendicare. Se non valorizziamo ciò che facciamo, ma scegliamo di lamentarci e basta, diffondiamo l'idea che in questo Paese la corruzione è una patologia incurabile e che siamo condannati a conviverci, ma non è così. Anche questa legge è un altro passo nella direzione giusta. Ne serviranno altri, come la riforma della legge sugli appalti e della prescrizione, ma con questa legge si risponde ai guasti creati dall'abolizione di fatto del falso in bilancio, reintroducendo il reato e anche la procedibilità d'ufficio, si interviene sulle pene per i corrotti, i corruttori, i concussi e i concussori, si incentiva chi denuncia con uno sconto di pena, si danno ulteriori poteri all'Autorità nazionale anticorruzione, si inaspriscono le pene previste dall'articolo 416 bis sull'associazione mafiosa per punire davvero i boss. E si dimostra ancora una volta che contro le mafie e contro la corruzione il Parlamento e le istituzioni sono uniti e determinati e questo è ciò che fa più paura alla criminalità organizzata.

Verrà completato l’edificio di Via Ulisse Salis ad Affori

Articolo pubblicato sul mensile ABC.

In queste settimane la redazione di ABC e alcuni cittadini mi hanno chiesto di poter conoscere le sorti dell'edificio di via Ulisse Salis che è stato sequestrato alla criminalità organizzata nel 1993 e la cui confisca definitiva è stata decretata nel 1997. Abbiamo approfondito la questione e possiamo dare qualche notizia e fare qualche riflessione su una vicenda che si trascina da troppo tempo ma che dovrebbe trovare una conclusione in tempi brevi.
Intanto, va ricordato che quel bene confiscato è stato trasferito dall'Agenzia per i Beni Confiscati al Demanio dello Stato, il quale nel 2007 lo ha assegnato al Corpo Forestale. Il progetto è quello di ristrutturare l'edificio e destinarlo ad ospitare la Direzione Regionale del Corpo liberando l'attuale sede, in cui i forestali sono in affitto, garantendo un significativo risparmio per lo Stato.
Come sanno bene coloro che conoscono l'edificio, si è aperto il cantiere e poi i lavori sono stati fermi per un lungo periodo senza che sia nota la ragione dello stop. Dall'Agenzia del Demanio ci fanno sapere che ora i lavori sono ripresi e si concluderanno nei primi mesi del 2016. Quindi, sarà trasferita lì la Direzione Regionale della Guardia Forestale. Insomma, tra non più di un anno in quel quartiere sarà collocata una importante funzione che garantirà una presenza in grado anche di dare più sicurezza ai cittadini, ma soprattutto chiuderà un cantiere aperto da troppo tempo con i disagi che ne sono conseguiti.
Credo sia utile, a partire da questa vicenda, fare alcune considerazioni. Innanzitutto, vale la pena di sottolineare l'importanza di una legge, la Rognoni-La Torre, che colpisce le mafie togliendo loro i beni che possiedono, toccando cioè quello che più hanno a cuore, per metterli a disposizione dei cittadini per iniziative sociali, civili e, come in questo caso, per dare sedi ai corpi dello Stato.

Il PD e il percorso delle riforme per cambiare l'Italia

Vorrei fare alcune considerazioni politiche utili al dibattito sul tema delle riforme perché credo che sia importante anche capire il contesto in cui ci muoviamo e la storia che ci ha portato a questa riforma della Costituzione e alla riforma elettorale.
La premessa che mi sento di fare è che, a mio avviso, riformare la seconda parte della Costituzione sia una necessità per il nostro Paese. La necessità non è dettata solo dal fatto che la maggior parte delle forze politiche nel corso degli anni abbia tentato di riformare la Carta Fondamentale e, quindi, che tutti abbiano ritenuto utile un suo ammodernamento. Pur non mettendo in alcun modo in discussione la prima parte della Costituzione, i suoi valori, le idealità e i fondamenti, abbiamo la necessità storica di cambiare alcuni aspetti.
Il tema di fondo riguarda la crisi drammatica che ha investito l’Italia e non si tratta solo di una crisi economica ma c’è una crisi di rappresentanza, una crisi nel rapporto tra i cittadini e la democrazia e tra i cittadini e le istituzioni. La risposta a questa crisi profonda non può essere un qualche aggiustamento, occorre capire davvero cos’è avvenuto e serve poi una capacità riformatrice vera che deve coinvolgere anche la Carta Costituzionale.
La nostra è una delle migliori Costituzioni che vi siano al mondo ma che, come gli stessi padri costituenti avevano previsto (perché altrimenti all’interno della Carta non vi sarebbe un articolo che norma le modalità per modificarla), oggi ha bisogno, di fronte ai cambiamenti e a questa crisi della democrazia italiana, di essere riformata.