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Senato e riforme: un po' di chiarezza e qualche opinione

Articolo pubblicato da L'Unità (file PDF).

Visto il clamore suscitato dalle recenti vicende che hanno coinvolto il gruppo del PD al Senato mentre si sta discutendo delle riforme costituzionali e, in particolare, quelle del bicameralismo e del Titolo V, credo sia utile provare a rimettere i diversi passaggi nella loro reale dimensione per evitare che si perdano di vista le priorità e le conseguenze concrete delle scelte fatte e da fare.
Sia chiaro, si può non condividere la proposta di riforme in campo o la scelta fatta dal gruppo di non delegare più Corradino Mineo a rappresentarci in I Commissione nel momento in cui si sta cominciando a votare sugli emendamenti, ma non esiste un problema di violazione delle regole, né siamo di fronte ad una scelta autoritaria che vuole tappare la bocca al dissenso interno.

I primi sei mesi di lavoro della Commissione Antimafia: prime analisi e proposte

Credo sia utile raccontare ciò che è stato fatto in questi primi sei mesi di attività della Commissione Antimafia, soffermandomi un po’ di più sul lavoro inerente le questioni della mafia al Nord, che sarà riassunto in un documento che rappresenta il Primo Rapporto sulle infiltrazioni mafiose al Nord, stilato con la consulenza di Nando Dalla Chiesa e dell’Università di Milano e che sarà presentato a Torino nelle prossime settimane.
Innanzitutto, queste iniziative servono a dare il senso della pericolosità, dell’urgenza e dell’attualità della questione della mafia e, soprattutto, della ‘ndrangheta al Nord, dove tra la percezione e la reale presenza della criminalità organizzata c’è una grande sproporzione.
Le inchieste e i dati che abbiamo raccolto fino ad ora, infatti, hanno mostrato una presenza molto forte della criminalità organizzata al Nord ma l’opinione pubblica non ha questa percezione.

Ballottaggi: Comuni lombardi al centrosinistra, Maroni rifletta sul giudizio degli elettori

Dopo il risultato straordinario ottenuto dal centrosinistra nei Comuni lombardi e la sconfitta storica subita dal centrodestra, sarà il caso che il Presidente Maroni, anziché continuare a dispensare consigli al Governo nazionale, rifletta sul giudizio negativo da parte degli elettori che coinvolge anche il suo governo regionale.
Ormai solo due capoluoghi di provincia in Lombardia sono rimasti al centrodestra e hanno perso in tutti i piccoli Comuni, con rarissime eccezioni.
Evidentemente Maroni non ha saputo rispondere ai bisogni dei cittadini lombardi e degli stessi ceti produttivi della nostra Regione.
Casa, sanità, taglio delle spese inutili restano questioni urgenti. L’immobilismo della Regione e del centrodestra è evidentemente stato punito dagli elettori.