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Il futuro dell'aeroporto di Bresso

Dopo l'atterraggio un sabato pomeriggio di un velivolo grande e rumorosissimo all'aeroporto di civile di Bresso, mentre il Parco Nord era vissuto da migliaia di persone, è stato giustamente lanciato un più che giustificato allarme. Quell'aereo trasportava nove passeggeri con i relativi bagagli. Quel l'atterraggio ci ha preoccupato, per la sproporzione tra le dimensioni dell'aeroplano e la piccola pista ma, soprattutto, perché c'era il rischio che quel l'atterraggio fosse il primo di una lunga serie e che il campo volo di Bresso - dopo che abbiamo impedito che diventasse l'hub di un servizio di trasporto elicotteristico - diventasse meta di un servizio di aerotaxi. Per questo si sono attivati subito i Sindaci dei Comuni del Parco Nord guidati da quello di Bresso, Ugo Vecchiarelli, e per questo ho subito presentato un'interrogazione al Ministero dei Trasporti per sapere se fosse cambiato qualcosa rispetto all'impegno precedentemente assunto da Enac a non aumentare il traffico nell'aeroporto. Ancora ho chiesto al Ministro di valutare se ci siano sufficienti misure di sicurezza per far atterrare a Bresso velivoli di quel tipo e di quelle dimensioni.
Dopo aver depositato l'interrogazione - e in attesa di una risposta - abbiamo approfondito la questione sia incontrando l'Ente Nazionale dell'Aviazione Civile insieme a Vecchiarelli, sia incontrando i dirigenti della Prefettura. I dati raccolti consentono di ricostruire il quadro sia per quello che riguarda l'immediato futuro sia per le questioni che ci consegna questa vicenda per evitare un utilizzo pericoloso e non compatibile con la collocazione del campo volo all'interno del Parco Nord, il cui equilibrio verrebbe sconvolto da una intensificazione di atterraggi e decolli.
Nell'immediato abbiamo verificato essere infondata l'ipotesi circolata secondo cui si sarebbe creato un servizio di aerotaxi in funzione di Expo con scalo a Bresso.

Seveso: punto dolente sono gli scarichi industriali

Articolo pubblicato sul mensile ABC di aprile.

Credo che sia compito di un parlamentare verificare l'attuazione delle scelte fatte da Governo e Parlamento, soprattutto se riguardano il territorio che si vuole rappresentare. Per questo motivo, in questi giorni, ci siamo fatti aggiornare da Erasmo De Angelis, responsabile del progetto Italia Sicura, sullo stato di avanzamento delle opere previste per il risanamento del Seveso e per impedire nuove esondazioni.
Le notizie che abbiamo ricevuto sono certamente positive e confermano l'impegno del Governo a procedere nei tempi stabiliti.
Innanzitutto c'è la conferma che ci sono tutte le risorse economiche necessarie per realizzare le opere utili per la qualità dell'acqua, la riqualificazione idrica, ambientale e per la sicurezza idraulica.
In secondo luogo, il dato più significativo è quello sugli interventi di depurazione e fognatura, cioè quelli necessari per pulire le acque, che è una condizione necessaria per ridurre al minimo l'impatto delle vasche di laminazione e l'inquinamento.
Ad oggi, con l'assorbimento del depuratore di Varedo da parte di quello di Pero si è già ridotto del 20% l'inquinamento derivato da scarichi civili. Cioè, con una spesa di 9 milioni di euro, sono stati puliti gli scarichi di 115mila abitanti sui 578mila. Inoltre, entro il dicembre 2015, con un costo di 10 milioni di euro sarà completata la rete fognaria di 5 ambiti urbani consentendo così la depurazione di tutti gli scarichi civili nel Seveso.
L'altro intervento già concluso riguarda la pulizia del tratto del Seveso tombinato che da tempo veniva richiesto ed auspicato e che, grazie al Comune di Milano, è stato realizzato.

Governo e Banca d'Italia intervengano sull'inquietante aumento di depositi di banconote da 500 euro

L’utilizzo di banconote di grosso taglio (come ad esempio quelle da 500 euro e 200 euro) presenta un maggiore rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, in quanto consente il trasferimento di importi elevati di denaro contante, favorendo così le transazioni finanziarie non tracciabili. In particolare, la banconota da 500 euro - che rappresenta il taglio di maggior valore in circolazione nelle 10 maggiori economie al mondo - corre il rischio di essere utilizzata innanzitutto dalle mafie per spostare e riciclare denaro in modo semplice e veloce.
Secondo i dati rilevati, dal 2010 le banche italiane hanno messo in circolazione 12 milioni di banconote da 500 euro, mentre i clienti ne hanno versate sui propri conti otto volte di più con una differenza di circa 37 miliardi di euro. Un fortissimo incremento dei depositi di "biglietti viola" presso le banche è stato registrato principalmente nelle Regioni di maggior successo nell'export: più 273% in Veneto, più 3853% in Trentino Alto Adige (da 7 a 288 milioni di euro), più 847% in Emilia Romagna, più 393% in Lombardia.
Dati, questi, che evidentemente mostrano un flusso anomalo di banconote di grosso taglio negli istituti di credito italiani.
Per questa ragione ho presentato un’interrogazione volta a chiedere al Governo di quali elementi sia a conoscenza per valutare le cause di questa situazione e se ritiene che questo afflusso di banconote di grosso taglio sia legato ad attività sommerse (riciclaggio di denaro o somme precedentemente collocate ad esempio in cassette di sicurezza). È anche importante capire quante segnalazioni su operazioni sospette siano state effettuate dagli intermediari creditizi e quali riscontri abbiano dato le verifiche.