Stop al consumo di suolo

Intervento all'incontro "Stop al consumo di suolo per il riuso del patrimonio edilizio esistente".

Il tema del consumo di suolo lo abbiamo scelto noi come Partito Democratico e lo ha scelto il Ministero dell’Ambiente uscente, perché per noi è prioritario e di un’urgenza che diventa sempre più stringente.
Non c’è solo il tema della tutela del paesaggio o della tutela degli spazi dedicati all’agricoltura ma, oggi, è evidente che c’è un nesso strettissimo tra il tema della lotta al dissesto idrogeologico e le calamità verificatesi nel nostro Paese. Il dissesto idrogeologico sta creando danni molto consistenti nel nostro territorio e anche questo inverno è stato segnato da molte catastrofi. È chiaro a tutti che questi eventi drammatici sono legati fortemente alla cementificazione e al consumo di suolo che prosegue a ritmi eccessivi e a cui bisogna mettere immediatamente un freno.
L’obiettivo principale del disegno di legge proposto dal Governo è quello di difendere il suolo promuovendo il recupero e il riuso delle aree dismesse, il riuso e la riqualificazione dell’edificato, arrivando a prevedere il fatto che chi effettua la valutazione dell’impatto ambientale debba tenere conto non solo della condizione attuale ma fare anche una verifica attenta su tutte le ipotesi alternative che sono presenti sui territori e che, appunto, rientrano nella categoria del riuso e del riutilizzo delle aree dismesse. Insomma, si introduce l’obbligo di valutazione di tutte le opere pubbliche e private in corso di progettazione e di verificare prima di tutto la possibilità di non consumare ulteriore suolo ma di destinare a quelle opere e a quegli interventi aree già utilizzate e dismesse che, quindi, possono essere riqualificate.

Castello e Torretta dei Boss devono tornare ai cittadini

Articolo di Marcello Giordani pubblicato da La Stampa (ed. Novara) inerente le audizioni della Commissione Antimafia.

All’esame della Commissione Antimafia il patrimonio confiscato. L’ex dimora di Pasquale Galasso oggi ospita cerimonie da fiaba.

Il Castello “Galasso” a Miasino e la Torretta sequestrata a un esponente mafioso a Borgomanero sono stati al centro della seduta della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafie. A chiedere come mai i due beni, confiscati dallo Stato, non siano in realtà nelle mani pubbliche è stato il parlamentare milanese del PD Franco Mirabelli, che a dicembre era stato a Borgomanero e a Miasino per verificare la situazione. Prima ancora l’associazione Libera aveva organizzato iniziative volte a denunciare la questione.
La discussione è partita dal Castello di Miasino: “Questa struttura – ha detto Mirabelli – era ipotecata, per cui il Comune non ha potuto prenderla in carico, ed è stata assegnata ad una società di gestione per farne un centro per cerimonie e rinfreschi. Oggi in questa società sono state rilevati consistenti quote da familiari della persona a cui è stata sequestrata la struttura”. Mirabelli ha chiesto al direttore dell’Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, Giuseppe Caruso, come sia possibile che lo Stato di fatto non riesca ad usufruire né del Castello né della Torretta, appartamento chiuso da almeno 15 anni vicino alla stazione di Borgomanero. “All’edificio – ha risposto Caruso – erano interessati, dieci anni fa, il Comune e il Corpo Forestale.

Senza soldi Aler muore. E Maroni fa solo propaganda

Articolo pubblicato su Affaritaliani e L'Unità (pdf).

Da qualche settimana, spesso su impulso della giunta regionale, si parla con insistenza della grave situazione in cui versa l'edilizia residenziale pubblica in Lombardia, si scopre che Aler Milano ha un bilancio in rosso ed esposizioni bancarie per centinaia di milioni, si attribuisce alle incapacità di gestione questa situazione. Per chi come noi da anni denuncia le inefficienze di Aler, denuncia l'abbandono in cui sono stati lasciati i quartieri popolari sempre più degradati e lamenta le condizioni inaccettabili di vita in cui vengono lasciati tanti cittadini, non c'è nulla di nuovo.
Anche i quaranta milioni e oltre di buco non possono stupire chi, come noi, da tempo pone la questione del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica. In Consiglio Regionale avevamo denunciato che l'idea contenuta nella Legge regionale 27, secondo cui gli alti costi della gestione delle case popolari potevano essere coperti dall'aumento dei canoni agli inquilini, non stava in piedi e avrebbe creato la situazione attuale in cui, per assenza di risorse, la qualità dell'abitare è peggiorata mentre su alcune famiglie gli aumenti in tempi di crisi hanno pesato. E, di fronte all'aumento delle spese, lo stesso aumento della morosità era prevedibile, anche se spesso non giustificabile. Insomma, che quel modello non fosse e non sia sostenibile era già evidente.
Ma non è di questo che si parla sulla stampa o nella maggioranza di Maroni. È chiaro che il modo di funzionare delle Aler, in particolare a Milano, sia stato segnato da inefficienze, sprechi, clientele e malagestione. L'abbiamo denunciato ed è evidente che su questo si deve intervenire.