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In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia

Intervento svolto alla presentazione del libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” a Palazzo Giustiniani (video).

Voglio iniziare ringraziando Jole Garuti per aver voluto organizzare la presentazione del suo libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” in Senato, oltre che per aver scritto un libro che, a mio avviso, è molto importante e ha una sua attualità stringente.
La presentazione del libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia”, con la partecipazione di Don Luigi Ciotti, il magistrato Antonino Di Matteo e Alessandro Antiochia, è anche l’occasione per affrontare complessivamente alcune questioni che riguardano la lotta alla mafia.
“In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” racconta la vita di Saveria Antiochia, mamma di Roberto Antiochia, giovane poliziotto che, nonostante fosse già stato trasferito a Roma, mentre era in vacanza si trovò di fronte al fatto drammatico dell’uccisione da parte della mafia di Beppe Montana e così ha deciso di tornare a Palermo e fare una parte di vacanze insieme al giudice Cassarà, che sapeva di essere minacciato dalla mafia e di essere obiettivo esattamente come Montana. Roberto Antiochia e Cassarà si trovavano insieme quando i mafiosi spararono contro di loro.

Si sta prendendo la strada che ha segnato gli anni peggiori della Storia dell'Umanità

Articolo pubblicato su Huffington Post.

Lo sapevano che con il "decreto sicurezza" sarebbe successo ciò che sta avvenendo al Cara di Castelnuovo.
L'hanno fatto deliberatamente. L'abbiamo detto per settimane che così si sarebbero gettate in strada persone, tolte prospettive di vita, studio e lavoro a migliaia di uomini e donne.
Hanno deliberatamente scelto di rubare speranza, di infierire su persone deboli che stavano iniziando a ricostruirsi una vita dopo aver vissuto storie e sofferenze che noi non riusciamo neppure a immaginare.
Bastava poco per tutelare i percorsi di integrazione, consentire a chi lavora di continuare a farlo, a chi studia di proseguire, a tutti loro di sognare un futuro.
Invece no; serve alla propaganda umiliare e massacrare il presente e le speranze di queste donne e questi uomini, serve a cancellare la pietà dal nostro vocabolario e serve ad affermare la logica aberrante del capro espiatorio che deve essere discriminato, umiliato e vessato per dare l'illusione a chi sta male che la sua vita migliorerà se si elimina chi sta peggio di lui.

Il Ministro del lavoro intervenga a tutelare i diritti dei lavoratori dell'Italtel di Settimo Milanese

Il Ministro del lavoro intervenga a tutela dei diritti dei lavoratori dell'Italtel di Settimo Milanese.
L’azienda ha deciso di cancellare i trattamenti salariali definiti dalla contrattazione di secondo livello, con conseguenti pesanti decurtazioni in busta paga per i lavoratori. Una decisione presa unilateralmente senza coinvolgere e informare i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali, motivata dalla necessità di rispettare il nuovo Piano industriale in seguito alla chiusura dei contratti di solidarietà.
La decisione dell'Italtel di far ricadere interamente il costo del nuovo piano industriale sugli stipendi dei lavoratori che sono, per la loro professionalità, la principale risorsa per una azienda che deve fronteggiare la competizione di un mercato difficile e in questi anni hanno dato la disponibilità a sacrifici e non hanno mai fatto mancare dedizione, è incomprensibile.
Per questo ho presentato un'interrogazione: per chiedere quali sono le iniziative che il Ministro del lavoro intende assumere per tutelare i livelli salariali e le professionalità e per imporre all'azienda Italtel di Settimo Milanese il rispetto di ciò che è stato stabilito nella contrattazione secondaria.


Testo dell'interrogazione: