Il PD può ripartire con fiducia al servizio dell'Italia

Intervista pubblicata da La Città di Cinisello.

Senatore Mirabelli, nei giorni prima delle Primarie si temeva da più parti un forte crollo dei votanti, mentre invece la partecipazione, anche se inferiore alle prime, è stata molto significativa. Come leggere questo dato? Significa che la scissione ha smosso poco o che ad elettori che si sono disaffezionati se ne sono sostituiti altri nuovi?
Il dato della partecipazione alle primarie è certamente positivo. La sconfitta referendaria del 4 dicembre, la scissione e i tempi strettissimi in cui si è dovuto svolgere il congresso facevano temere un risultato diverso. Invece sono arrivati quasi due milioni di elettori alle urne domenica 30 aprile, nel bel mezzo di un ponte festivo, e questo la dice lunga su quanto il PD sia forte e radicato sul territorio, su quante persone siano disposte a uscire di casa e recarsi ai seggi per scegliere il Segretario ma, soprattutto per sostenere il progetto riformista che il PD rappresenta. Non c'è stata, infatti, nessuna scissione nel popolo dei democratici ma l'ulteriore dimostrazione della volontà di raccogliere un’opportunità di partecipazione che le primarie rappresentano e che è elemento fondante per il nostro partito. Il PD resta l'unico partito dove a decidere sono gli iscritti e gli elettori. Anzi, probabilmente, il PD resta più semplicemente l'unico partito democratico, in tutti i sensi, rimasto nel Paese.

Il sano riformismo di Macron

Articolo pubblicato da L'Unità.

La politica francese in queste settimane è diventata il centro del mondo. Il risultato elettorale delle presidenziali di Francia, infatti, è importante per tutta la politica europea e non solo, in quanto determinerà il futuro dell’Europa oltre che della Francia stessa.
Come è noto, le questioni europee sono state un punto determinante nel dibattito politico che ha caratterizzato le elezioni francesi e la vittoria di Emmanuel Macron, in questo senso, credo sia un segnale molto importante.
Il confronto elettorale tra Macron e Le Pen, infatti, è stato molto simile a quello che si è verificato in altri Paesi europei ma anche negli Stati Uniti e in Italia (dove, su posizioni lepeniste, si ritrovano Salvini e Meloni).
È stato un confronto tra chi, di fronte alle paure e alle insicurezze delle persone provocate dalla globalizzazione, sceglie di chiudersi, costruendo muri e utilizzando ricette che guardano indietro e chi, invece, riesce a rendere credibile – come ha fatto Macron – un progetto di speranza per il futuro che guardi avanti senza rinunciare agli ideali e ai valori che hanno fatto grande l’Europa.
La vittoria di Macron dice che questa opzione può vincere e battere il populismo di chi specula sulle paure anziché affrontare i problemi e di chi cerca capri espiatori invece che soluzioni per migliorare la vita delle persone.

Riforma della legittima difesa

Intervento svolto in tv a TgCOM24.

In questi giorni si discute molto delle norme riguardanti la legge sulla legittima difesa votate alla Camera dei Deputati. Innanzitutto, occorre chiarire che il testo in discussione non era una nuova proposta di legge ma si è intervenuti per modificare alcuni aspetti delle norme già vigenti in materia. La legge sulla legittima difesa, infatti, è stata approvata nel 2006.
Nell’esperienza concreta, tuttavia, si erano verificate alcune anomalie nell’applicazione della legge del 2006 e, per questo, si è deciso di intervenire nuovamente, con l’intento di fornire ai magistrati suggerimenti e normative più stringenti a tutela delle persone che si difendono.
All’interno di questi suggerimenti c’è anche la scelta di considerare il fatto che un’aggressione notturna implica una maggior fragilità da parte del soggetto aggredito e di questo aspetto si chiede al magistrato di tenerne conto quando si troverà a valutare la proporzionalità della reazione di difesa all’esito della vicenda.
Rispetto al testo del 2006, infatti, le nuove norme approvate dalla Camera dei Deputati mantengono comunque il criterio della proporzionalità alla base della legittima difesa, cioè il fatto che la reazione di chi si difende deve essere proporzionale rispetto al rischio subito e la valutazione sull’accaduto spetta al magistrato che si occupa del caso.