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Serve più rispetto da chi amministra il patrimonio comune del PD

Mi ritrovo sul Corriere della Sera in un articolo sui soldi al PD indicato come una persona inadempiente.
Trovo inaccettabile essere citato in quel contesto quando da 6 anni (da quando sono in Parlamento) verso puntualmente ogni mese 1.500 euro al nazionale e 1.200 al partito milanese.
So bene il valore del partito e la necessità di contribuire a finanziarne l’attività.
Chi ha fornito quei dati sa bene tutto ciò e sa anche che ho, come richiesto, versato 30mila euro al regionale per sostenere la campagna elettorale e che non riguarda me l’eventuale richiesta del nazionale di averne una parte.
Comunque trovo inaccettabile, qualunque sia la motivazione, mettere le persone alla berlina ingiustamente soprattutto se, come nel mio caso, non sono mai venuti meno ai propri doveri.
Chi amministra un patrimonio comune dovrebbe mostrare più attenzione, rispetto e lealtà verso chi vi contribuisce.

Vogliamo una riforma istituzionale che rafforzi la democrazia non che la cancelli

Intervento in Senato durante la discussione della legge per la riduzione del numero dei parlamentari (video).

In questi giorni in cui abbiamo cominciato a discutere di questo provvedimento mi sono spesso fatto una domanda, dalla quale partirò: a cosa serve, se non ad assecondare un umore che si è sollecitato e l'opinione pubblica, nonché a spiegare che si è trovato rimedio a tutti i problemi dell'Italia, colpendo il Parlamento e diminuendo il numero dei parlamentari?
In realtà, penso che una cosa vada detta: questo provvedimento non migliora nulla, in assenza di un quadro e di un contesto, come hanno già detto molti colleghi. Forse interviene un pochino sulla diminuzione dei costi, ma sicuramente non cambierà il funzionamento del Parlamento; sarà ridotta la rappresentanza dei territori di questo Paese, perché si fa un taglio netto e dritto, che dimezza, senza un ragionamento che tenda a garantire comunque la rappresentanza dei territori. Si lascia il bicameralismo perfetto, quindi non si abbrevieranno i tempi per l'approvazione delle leggi. Insomma, non migliora, nemmeno per i cittadini.

Quell’aria pesante sull’Autorità anticorruzione

Articolo pubblicato da Democratica.

La notizia della decisione di Raffaele Cantone di presentare al CSM la richiesta di essere designato ad altro incarico, impone una seria riflessione su come questo governo si sta comportando sulla legalità e sulla lotta alla corruzione. L’Anac è stata voluta e rilanciata dallo scorso Parlamento, ad essa sono stati attribuiti poteri concreti e significativi di intervento, in particolare la possibilità di verificare preventivamente i capitolati di appalto per garantirne trasparenza e correttezza. Anac è diventata un punto di riferimento insostituibile per gli amministratori e i cittadini che vogliono prevenire la corruzione. L’annuncio, poi rientrato, del prossimo abbandono da parte di chi quella agenzia ha rilanciato (ed è stato punto di riferimento per la lotta alle illegalità), è un pessimo segnale: dimostra un disagio e non può essere sottovalutato.
In realtà questa vicenda si inserisce in un clima generale che certamente non favorisce la lotta alla corruzione. Gran parte degli interventi fatti e annunciati in questi mesi da 5Stelle e Lega, al di là dei proclami, vanno nella direzione opposta, come lo stesso Cantone e molti magistrati hanno spiegato nella indifferenza dei nostri governanti. Nella ossessione di cancellare acriticamente tutto ciò che è stato fatto dallo scorso governo e dallo scorso Parlamento si stanno facendo enormi danni.