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Vicinanza al giornalista Nascimbeni

A Milano, sotto casa sua, è stato aggredito il giornalista Enrico Nascimbeni al grido di "sporco comunista".
Un agguato neofascista a tutti gli effetti, nel corso del quale lo scrittore è stato accoltellato ad un braccio.
Un'altra vicenda che, ancora un a volta, è significativa del pessimo clima che si è instaurato nel Paese, da quando il ministro dell'Interno Matteo Salvini cavalca in prima persona l'intolleranza, fomenta l'odio e indica capri espiatori inesistenti, sottolineando il tutto con la frase "molti nemici, molto onore".
E' evidente che in un'atmosfera del genere vengono sdoganati anche i comportamenti socialmente più pericolosi.
Sono settimane che ripetiamo al ministro dell'Interno e al governo che così non si può andare avanti e che adesso hanno la responsabilità della sicurezza dei cittadini.
A Nascimbeni esprimo la solidarietà e la vicinanza del Pd e in particolare dei senatori del gruppo dem.
Noi non molleremo in un Paese civile l'intolleranza e la violenza non possono avere la meglio.

Il primo atto del Governo del cambiamento guarda al passato

Intervento in Senato per esprimere il voto contrario del suo gruppo PD al Dl sul riordino dei ministeri (video).

Signor Presidente, i colleghi del mio Gruppo, intervenuti in discussione generale e presentando la relazione di minoranza, hanno già illustrato bene le ragioni per cui voteremo contro la conversione in legge di questo decreto.
È il primo atto del nuovo Governo, del Governo del cambiamento. Forse bisogna cominciare a capire che il concetto di cambiamento non è neutro e non è necessariamente positivo, soprattutto se, come in questo decreto, consiste nell'interrompere esperienze che hanno dato e stavano dando risultati positivi, senza spiegarne le ragioni e senza spiegare come si vuole operare per raggiungere gli obiettivi di interesse pubblico che gli assetti che il Governo sta cancellando dovevano perseguire.
Insomma, in questa discussione non ci avete spiegato le ragioni della cancellazione delle unità di missione, dello spostamento del Ministero del turismo dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo al Ministero dell'agricoltura. Se questo decreto serve solo a dimostrare che si vuole segnare una differenza rispetto agli ultimi Governi, è una scelta debole e sbagliata.

Così assetati di poltrone che si vogliono spartire anche il Cai

Articolo pubblicato su HuffingtonPost.

Alla Lega e al Movimento 5 stelle, sempre in nome del cambiamento, ma verso la ricostruzione della Prima Repubblica, non basta spartirsi tutti i posti che ci sono in Rai, alle Fs e in Cdp. Non ancora sazi, quelli dell'Italia agli italiani e quelli dell'uno vale uno ora hanno bisogno di altri spazi per soddisfare i propri appetiti, mettendo anche in discussione l'autonomia di altri enti e organizzazioni che, negli anni, hanno costruito una loro, sana e importante, autonomia dalla politica.
È il caso del CAI (Club Alpino Italiano). Nel decreto di riordino dei ministeri, trasferendo le competenze per questo ente dal Mibact al Ministero dell'Agricoltura, il governo ha pensato bene di inserire una norma che ci riporta nientepopodimeno al 1963 (la Prima Repubblica è con noi...), quando appunto era il Ministero competente a designare i 5 membri dell'organismo direttivo del Cai. Oggi al ministero competente spetta solo la nomina di un revisore per assolvere al ruolo di vigilanza sui bilanci.
Io, con i colleghi del Pd Parrini, Sbrollini e Farrari, ho presentato un emendamento soppressivo di questa norma. Ma mi chiedo: che fine ha fatto la battaglia grillina contro la occupazione della società da parte della politica? Quando si interviene così, cercando di imporre 5 nominati a gestire un ente come il Cai, in cui le cariche direttive sono tutte elettive e scelte dai soci, dove si va a finire?