Una strage semplice

Intervento alla presentazione del libro “Una strage semplice. Capaci e via D’Amelio 25 anni dopo. Storie di mafia o storia d’Italia?” alla Festa dell'Unità di Milano (video).

In questi anni, in Commissione Parlamentare Antimafia abbiamo affrontato spesso le questioni della Trattativa Stato-Mafia e dei depistaggi. Queste sono poi le due questioni su cui più si addensano nebbie e incertezze e penso che la ricerca della verità non vada mai interrotta, perché ne abbiamo bisogno.
Occorre provare a capire tutto, comprese le pagine ancora oscure delle vicende degli anni delle stragi.
Il libro “Una strage semplice. Capaci e via D’Amelio 25 anni dopo. Storie di mafia o storia d’Italia?” di Nando Dalla Chiesa, però, racconta la verità dei fatti sulle motivazioni della strage di Capaci, narrando l’ambiente e il clima in cui quella strage è maturata.
A mio avviso, il libro è importante proprio per questo: perché depurato da una serie di ragioni che pure sono importanti, dice con chiarezza alcune cose.
Innanzitutto, il libro di Dalla Chiesa racconta che cosa ha fatto Giovanni Falcone.
In questi anni di commemorazioni della figura-simbolo della lotta alla mafia, infatti, forse troppo spesso ci dimentichiamo di raccontare cosa ha fatto Falcone.
Falcone non è stato solo il magistrato del Maxi-Processo.

Mafie di casa nostra: conoscere il nemico per combatterlo

Intervento svolto alla Festa dell'Unità di Milano (video).

In questi quattro anni di legislatura, Nando Dalla Chiesa e l’Università degli Studi di Milano hanno dato un contributo importante alla Commissione Parlamentare Antimafia, il cui lavoro è stato focalizzato proprio sulla presenza delle mafie al Nord, perché sentivamo la necessità di comprendere meglio questo fenomeno.
Il lavoro che hanno svolto Dalla Chiesa e l’Università è stato molto utile, così come sono state utili le inchieste di questi anni che hanno mostrato di imprese e di appalti che sono stati infiltrati e hanno permesso di far venire alla luce queste vicende e punirne i colpevoli.
Dobbiamo sapere che al Nord c’è una ‘ndrangheta forte e minacciosa che si è stabilmente insediata ma c’è anche uno Stato forte, una magistratura attenta e una capacità delle amministrazioni e della società civile di dare risposte.
In questi anni, anche al Nord possiamo dire che abbiamo già raggiunto alcuni dati positivi: siamo passati, infatti, dall’avere Prefetti che negavano la presenza delle mafie al raccontare le presenze e le modalità di azione della criminalità sui territori.
Oltretutto, oggi non parliamo neanche più di infiltrazioni ma sappiamo che la ‘ndrangheta si è proprio insediata in alcuni territori in Lombardia e in alcuni settori economici.

Progressi nella lotta alle mafie

Articolo pubblicato su Zona Nove di luglio.

L’attenzione dell’opinione pubblica in queste settimane si è concentrata su molte vicende importanti dal tema dell’immigrazione fino all’introduzione della quattordicesima per oltre 3 milioni di pensionati italiani. Ma queste ultime settimane sono state particolarmente significative anche sul fronte della legalità e della lotta alle mafie e a questo vorrei dedicare questo ultimo intervento prima della pausa estiva.
Le cronache ci hanno raccontato di un’escalation positiva nella lotta alla ‘ndrangheta in particolare.
Non ci sono solo le inchieste che hanno disvelato i tentativi della criminalità organizzata di insediarsi nella economia legale, soprattutto al Nord, utilizzando i proventi dello spaccio, le intimidazioni, l’usura e la capacità di offrire denaro per entrare e condizionare le imprese. Ci sono state soprattutto alcune operazioni in Calabria, sulla costiera ionica e a Reggio, che hanno rappresentato un inedito salto di qualità: si colpisce la ‘ndrangheta nei suoi “santuari”, nei luoghi in cui appare onnipotente. A San Luca viene arrestato il boss Giorgi, a Platì Rocco Barbaro e il 4 luglio 116 persone vengono arrestate in un’operazione dei Ros dei carabinieri proprio sulla costiera ionica.