m6

A Milano e in Lombardia lavoriamo per candidature unitarie ai congressi

Intervista di Affaritaliani.

Senatore, c'è la data per i congressi. Ora che fase inizia per il partito?
È una fase per la quale bisogna iniziare a rendere protagonisti tutti gli iscritti e pezzi di società milanese e lombarda che ci guardano. Dobbiamo iniziare il rilancio, e la ricostruzione, per la definizione di un progetto che renda concreta l'alternativa a livello nazionale e che valorizzi le esperienze amministrative che stiamo facendo.
Il modello Milano esiste ancora? In che cosa consiste?
Consiste nel fatto che qui in questi anni siamo riusciti non solo per merito del Pd a tenere insieme la politica, gli amministratori e pezzi importanti di società che abbiamo saputo coinvolgere e valorizzare. Io credo che il modello Milano sia una modalità di rapporto con le espressioni della società basato sull'ascolto. Per me il modello Milano non è necessariamente esportabile, però quando vedo che dopo la Diciotti, dopo che per una settimana nel Paese non c'è nessuna reazione di fronte a quella vicenda e invece Milano risponde in quel modo, mettendo in campo forze molto diverse ma accomunate da alcuni valori, allora mi si conferma che siamo riusciti ad evitare rotture tra società e politica che hanno prodotto altrove danni.

Il PD visto da Milano

Interventi svolti ad un dibatti alla Festa dell'Unità a Milano (video).

Il PD da Milano si vede un po’ meglio che da altre parti, nel senso che credo che qui, in questi anni, siamo riusciti a tenere insieme un quadro politico, sia dentro che fuori dal partito, che ha prodotto risultati utili e positivi.
A Milano, il PD ha litigato meno e, dato che alle porte ci sono i congressi metropolitano e regionale, credo che dobbiamo fare uno sforzo per mantenere questo quadro.
Questo non significa non distinguersi o non dire ciò che si pensa ma vuol dire cercare di farlo in un clima unitario che in questi anni ci ha consentito di fare cose importanti.
Non penso che il “modello Milano” sia qualcosa di straordinario o di esportabile altrove ma penso che quel modello corrisponda alla capacità che abbiamo avuto di non costruire schemi, di guardare a ciò che la società milanese ha prodotto, cercando di valorizzare le spinte migliori che sono nate e cresciute in questa città.

Grave che a Mondragone si sia tolta la protezione a una vittima di camorra

Nei giorni scorsi la Prefettura di Caserta ha deciso di togliere la protezione a Benedetto Zoccola, vittima superstite della criminalità organizzata per aver contribuito all’arresto e alla condanna dei capi della camorra mondragonese. Zoccola ha subito due attentati dinamitardi per cui ha riportato danni fisici seri e permanenti. Continua a vivere a Mondragone con la sua famiglia e a 100 metri dalla sua casa vive, agli arresti domiciliari, una donna da lui denunciata. Togliergli la vigilanza fissa di fronte all’abitazione e l’auto blindata, di cui non dispone già da un po’, significa metterlo seriamente in pericolo di vita. Per questo ho presentato un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno.
La donna che vive accanto alla sua casa e che lui ha denunciato è oltretutto figlia di un noto delinquente della zona, uscito da un paio di mesi dal carcere per reati associativi dopo aver scontato una pena di 27 anni. Nel mese di dicembre 2017 è stata recapitata a Benedetto Zoccola, con mittente falso, una lettera nella quale un detenuto spiegava che gli esecutori dell’attentato bomba subito da Zoccola sono liberi e vivono nel suo stesso paese.