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Con il Piano per Italia costruiamo l'alternativa

Il Pd, grazie a questa campagna elettorale per una Europa diversa e più forte e attraverso il Piano per l'Italia si sta sempre più dimostrando l'unica e vera alternativa alle bugie del governo di Salvini e Di Maio.
Nel Piano ci sono proposte concrete, un percorso di crescita solido e concreto, una attenzione al mondo del lavoro e alle famiglie che nulla ha a che vedere con quella idea distorta di sviluppo che la maggioranza gialloverde alimenta con provvedimenti come la Flat Tax e il reddito di cittadinanza.
Oggi facciamo un altro passo nella costruzione di quel profilo riformista, attento ai bisogni concreti delle famiglie e dei lavoratori, che deve costituire l'identità più vera del Pd.

Piano per l'Italia»


Ecco le proposte:

1. Uno stipendio in più per 20 milioni di italiani. Il principio di base è chiaro e semplice, meno tasse per chi lavora: 20 milioni di lavoratori potrebbero avere uno stipendio in più.

Le nuove norme sul voto di scambio indeboliscono il contrasto alle mafie

Intervento in Senato in dichiarazione di voto per il PD sulle modifiche alla norma che punisce il reato di voto di scambio (video).

Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, io penso che per combattere le mafie serva un'unità vera di tutte le forze politiche; serve dare il segnale che tutte le istituzioni combattono la criminalità organizzata.
Dovrebbe essere un dato scontato: tutti i partiti, al di là delle loro differenze si devono sentire parte di uno Stato e delle istituzioni impegnate nella lotta alla mafia.
Ergersi a unici difensori della legalità non aiuta a combattere le mafie.
Non aiuta usare l’antimafia per alimentare lo scontro politico.
Dopo la discussione che ho sentito in Aula al Senato, voglio dire che nessuno deve e può dare lezioni di antimafia ad altri. Tanto meno noi del PD possiamo accettare lezioni di antimafia.

Decreto "Sblocca-cantieri", indietro tutta sulla legalità

Articolo pubblicato su Democratica.

A cosa serve il così detto decreto "sblocca cantieri"? E' questa la domanda fondamentale che bisogna porsi se si vuole capire che cosa sta succedendo senza lasciarsi incantare dagli slogan e da una narrazione che non ha riferimenti con la realtà del provvedimento.
Prima di tutto va sottolineato il dato più recente del CRESME, il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell'edilizia, che racconta che nel primo trimestre del 2019, a Codice Appalti vigente, sono stati avviati il 20% in più di cantieri di opere pubbliche rispetto allo stesso periodo del 2018. Non è quindi vero che le norme bloccano o rallentano le opere, sono semmai la mancanza di scelte politiche e gli scarsi investimenti a frenare. Non solo. E' evidente che ributtare per aria il codice degli appalti proprio mentre, dopo un anno e mezzo, stava entrando a regime, rallenterà di nuovo processi e procedure: il decreto prevede un nuovo regolamento, nuovi decreti attuativi, la ridefinizione delle centrali appaltanti.
Quindi anche se la velocizzazione delle opere viene presentata come l'obbiettivo della nuova normativa non è questo l'effetto che si produrrà, al contrario si rischia di perdere altro tempo.