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Il Sindaco di Sesto vuole cancellare la storia democratica e antifascista della città

Ieri sera a Sesto San Giovanni insieme alle associazioni che il Sindaco vuole penalizzare e controllare nel suo tentativo di cancellare la storia democratica e antifascista della città.
L’associazionismo non è di una parte ma è patrimonio e ricchezza di tutti e per tutti i cittadini.
L’idea di cancellare la Storia tirando una riga serve a chi vuole sdoganare le forze che sono state sconfitte dalla democrazia (il Comune ha pure concesso uno spazio per l’iniziativa di CasaPound).
Di Stefano vuole dividere la città, decidere chi può fare e chi no discriminando: ha chiuso lo sportello per gli immigrati, ha tolto il sostegno ai bimbi disabili (e per questo è stato condannato dagli organi amministrativi), seleziona le associazioni, decide chi può pregare e chi no a Sesto. Così si impoverisce una intera comunità cittadina; non è così che si governa.

I beni confiscati e i casi di Buccinasco e del Canavese

Intervento in Commissione Antimafia durante l'Audizione del direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Bruno Frattasi (video).

Oggi in audizione in Commissione Parlamentare Antimafia ho chiesto al Direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Bruno Frattasi chiarimenti su due vicende legate ai beni confiscati. Una vicenda riguarda il caso di Buccinasco, su cui ho anche presentato un’interrogazione in Senato ancora in attesa di risposta, dove recentemente si è scoperto che in una villetta confiscata al boss Vincenzo Ippolito dal 2011 è stata lasciata in affitto una famiglia che ha versato il canone al figlio del boss.
Questa è una cosa grave e mi risulta che non sia ancora stata risolta.
Un’altra questione riguarda San Giusto Canavese, dove è stata confiscata una villa dal 2011, la Prefettura ne è entrata finalmente in possesso nel 2018 poi ci fu un attentato e da quel momento quel bene è rimasto fermo e inutilizzato, con ancora i segni dell’attentato: non è più stato presentato alcun progetto ma ci sono Enti Locali e in particolare il Comune di Torino che si sono mostrati disponibili a farsi carico di quel bene e vorremmo capire a che punto siamo.

Altri fatti che smentiscono gli imbrogli di Salvini

La costruzione propagandistica del Ministro degli Interni si fonda sulla negazione di ciò che sta accadendo davvero nel Mediterraneo.
Mentre Salvini dedica ogni energia a spiegare di aver fermato gli sbarchi e a combattere le ONG che continuano a salvare persone, gli scafisti e le organizzazioni criminali libiche, tunisine e italiane stanno portando sulle nostre spiagge centinaia di persone di cui solo una parte viene segnalata è identificata.
Solo a giugno quasi mille persone sono sbarcate sulle spiagge dell’agrigentino, del trapanese e della Calabria. E l’hotspot di Lampedusa realizzato per 96 persone oggi ospita 250 persone di cui solo una cinquantina sono quelli della nave Alex, mentre gli altri sono arrivati con barchini e gommoni.
Insomma, mentre Salvini si accanisce sulle persone salvate in mare, con la bella stagione e con la guerra in Libia gli scafisti sono tornati ad operare con piccole imbarcazioni con cui, lo dicono le inchieste in corso, trasportano insieme ad esseri umani, sigarette, hascisc e a volte armi.
Solo una parte di chi arriva con quelle imbarcazioni viene intercettato e identificato.