m6

Il ricordo di Borsellino e della strage di Via D'Amelio

Intervento in Senato (video).

Credo sia non solo dovuto, ma giusto, anche dopo 26 anni, ricordare nelle Camere il sacrificio del giudice Borsellino e della sua scorta. Lei ha già citato tutti i componenti della scorta che hanno perso la vita, ma mi consenta di ricordare in particolare Manuela Loi, che è stata la prima donna in servizio in una scorta in questo Paese e purtroppo è stata anche la prima donna che ha perso la vita in servizio, facendo la scorta del giudice Borsellino.
In questi giorni, in queste settimane, sono stati fatti molti ragionamenti, si è discusso molto della sentenza dell'ultimo processo sulla strage di Capaci. Io voglio dire che quel processo - oggi possiamo dirlo - mette fine ad anni di inchieste, di depistaggi verificati, di falsi testimoni, di prove nascoste. Oggi siamo a una verità giudiziaria, probabilmente non basta ma oggi siamo a una verità giudiziaria.
Borsellino e Falcone sono stati servitori dello Stato, come gli agenti delle loro scorte, vittime di una stagione stragista in cui la mafia - ricordiamolo però - dopo il maxiprocesso, dopo che non si aspettava che tutti i suoi vertici sarebbero stati condannati in via definitiva (di questo attribuendo la responsabilità a Falcone), e mentre si stava costruendo la Direzione nazionale antimafia, che Falcone aveva voluto e che Borsellino, dopo la morte di Falcone, si apprestava a dirigere, ha attaccato lo Stato e le istituzioni nel momento in cui lo Stato dimostrava di volerla combattere.

Nessuna svolta, nessuna novità storica

Articolo pubblicato da HuffingtonPost.

L'entusiasmo con cui il presidente del Consiglio e il ministro degli Interni stanno festeggiando la disponibilità di alcuni Paesi europei a farsi carico di una parte delle persone sbarcate a Pozzallo appare francamente esagerato.
In realtà non siamo di fronte a nessuna svolta storica e neppure a un fatto nuovo.
Nel 2015 l'Unione Europea su pressione del governo italiano stabilì una quota di ricollocamento obbligatoria dall'Italia negli altri Paesi UE di 40.000 immigrati. A oggi, l'Europa non ha mantenuto interamente l'impegno grazie anche al rifiuto di molti Paesi a fare la propria parte preferendo essere deferiti alla Corte di Giustizia Europea per non aver adempiuto a un obbligo stabilito in sede comunitaria. Nonostante ciò, comunque, 12.500 persone sbarcate in Italia sono state collocate in altri Paesi europei.
Raccontare, come si sta facendo in queste ore, che le poche decine di immigrati che verranno accolti in pochi Paesi della Unione Europea rappresentano una novità storica, un successo del governo e della sua linea dura appare francamente propagandistico o perlomeno prematuro, certamente non giustificato dai dati di realtà.

Azzardo: giusta via; si può stringere di più

Articolo pubblicato da Avvenire.

Il cosiddetto “Decreto Dignità”, di cui finalmente abbiamo conosciuto con precisione il testo, all’Articolo 9 contiene, come preannunciato, la proibizione di ogni forma di pubblicità relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro.
È una norma giusta che completa un percorso iniziato con la Legge di Bilancio del 2015 che ridusse significativamente gli spazi televisivi fino a proibire gli spot su ogni rete RAI e che ridusse del 30% il numero delle slot machines (awp) nei bar e nelle tabaccherie, imponendo criteri e regole più stringenti.
Proibire la pubblicità è un atto necessario a fronte della proliferazione assolutamente esagerata che in questi ultimi anni c’è stata, soprattutto in concomitanza con gli eventi sportivi, dei messaggi promozionali che incentivano le scommesse.
Il Governo ha, quindi, proposto un provvedimento che pensiamo sia efficace per ridurre la domanda di gioco d'azzardo. Ma si consentano alcune riflessioni rivolgendomi ad un quotidiano come Avvenire che si è sempre distinto nel chiedere interventi più efficaci per lottare contro le azzardopatie e che della proibizione della pubblicità ha fatto giustamente un obbiettivo.