m6

Via Gola, il degrado, l’illegalità e la necessità di risanare

Articolo pubblicato da Nel Paese.

Via Gola non può certo essere, dal punto di vista geografico, definita come una “periferia”. Si trova nel cuore della zona dei Navigli, quella del divertimento serale, ricca di locali, a poche decine di metri da uno dei quartieri più “in” della città. Eppure la situazione di degrado e di abbandono in cui si trova il quartiere Aler è nota e proprio il contrasto con il resto della zona lo rende ancora più evidente.
Il degrado e l’abbandono spesso favoriscono il crearsi di una terra di nessuno, in cui le persone più fragili si sentono sole e impaurite e l’illegalità occupa tutti gli spazi. Il quartiere di via Gola ne è un esempio eclatante.
Dall’Alzaia del Naviglio Grande si gira a sinistra e si entra in via Gola, cento metri di strada pedonalizzata e cambia improvvisamente lo scenario: ai lati della strada vere e proprie discariche di oggetti accatastati di ogni tipo abbandonati da chi, per qualche soldo, sgombera cantine e appartamenti; davanti agli ingressi dei cortili interni delle case Aler stazionano persone che, come nei più tristemente noti quartieri dello spaccio, controllano chi arriva, controllano il territorio.

Serve più rispetto da chi amministra il patrimonio comune del PD

Mi ritrovo sul Corriere della Sera in un articolo sui soldi al PD indicato come una persona inadempiente.
Trovo inaccettabile essere citato in quel contesto quando da 6 anni (da quando sono in Parlamento) verso puntualmente ogni mese 1.500 euro al nazionale e 1.200 al partito milanese.
So bene il valore del partito e la necessità di contribuire a finanziarne l’attività.
Chi ha fornito quei dati sa bene tutto ciò e sa anche che ho, come richiesto, versato 30mila euro al regionale per sostenere la campagna elettorale e che non riguarda me l’eventuale richiesta del nazionale di averne una parte.
Comunque trovo inaccettabile, qualunque sia la motivazione, mettere le persone alla berlina ingiustamente soprattutto se, come nel mio caso, non sono mai venuti meno ai propri doveri.
Chi amministra un patrimonio comune dovrebbe mostrare più attenzione, rispetto e lealtà verso chi vi contribuisce.

Vogliamo una riforma istituzionale che rafforzi la democrazia non che la cancelli

Intervento in Senato durante la discussione della legge per la riduzione del numero dei parlamentari (video).

In questi giorni in cui abbiamo cominciato a discutere di questo provvedimento mi sono spesso fatto una domanda, dalla quale partirò: a cosa serve, se non ad assecondare un umore che si è sollecitato e l'opinione pubblica, nonché a spiegare che si è trovato rimedio a tutti i problemi dell'Italia, colpendo il Parlamento e diminuendo il numero dei parlamentari?
In realtà, penso che una cosa vada detta: questo provvedimento non migliora nulla, in assenza di un quadro e di un contesto, come hanno già detto molti colleghi. Forse interviene un pochino sulla diminuzione dei costi, ma sicuramente non cambierà il funzionamento del Parlamento; sarà ridotta la rappresentanza dei territori di questo Paese, perché si fa un taglio netto e dritto, che dimezza, senza un ragionamento che tenda a garantire comunque la rappresentanza dei territori. Si lascia il bicameralismo perfetto, quindi non si abbrevieranno i tempi per l'approvazione delle leggi. Insomma, non migliora, nemmeno per i cittadini.