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inserito in data 08 02 2010 |
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- Franco Mirabelli, l’intervento portato a termine martedì 26 gennaio u.s. dagli agenti di Polizia e Carabinieri insieme al personale dell’Aler nelle case di via Padre Luigi Monti è un nuovo passo nel processo di ricostruzione della legalità e della sicurezza in questi quartieri. Concordi?
- Sono d’accordo è l’impegno che chiedevamo alle istituzioni, quello di riportare la legalità in quei quartieri, di difendere le persone per bene. Anche se molto resta ancora da fare ci sono tante famiglie in stato di bisogno che non meritano di essere accomunate ai delinquenti e che stanno soffrendo di questa situazione. Serve distinguere chi ha perso un diritto da chi non l’ha mai avuto, le persone perbene da chi delinque.
- L’azione sopra citata è stata mirata verso coloro che gestiscono il racket delle occupazioni abusive che rendevano la vita impossibile a coloro che vivono nel pieno dei loro diritti e doveri. Possiamo definirla bonifica mirata e soprattutto è questa la strada giusta da percorrere?
- Sarà il tempo a dirci se questi interventi sono risolutivi. Resta per esempio la preoccupazione che alla fine chi è stato sgomberato in questi giorni ed ha interesse a mantenere il controllo del territorio continui a vivere nel quartiere ospite di famigliari o altri residenti. La strada comunque è giusta ma ora occorre recuperare il pieno e costante controllo del territorio da parte delle istituzioni per garantire la legalità.
- In un incontro pubblico svoltosi a dicembre a Villa Clerici tu hai lanciato una proposta, concreta e per alcuni versi innovativa, per riqualificare i quartieri di edilizia residenziale pubblica. Puoi rammentarcela?
- Credo che le istituzioni debbano fare fino in fondo la loro parte, far sentire la loro presenza, prevenire l’illegalità e punire gli illeciti, combattere il degrado in ogni forma e così far sentire la loro presenza e far sentire i cittadini meno soli, ma non basta. Questo è un quartiere ricco di esperienze associative, sociali, cooperative. Accanto ai quartieri ERP c’è la straordinaria esperienza della cooperazione, il parco Nord, il più grande ospedale milanese, l’università, i nuovi insediamenti della Bicocca. Queste realtà convivono nella stessa zona in cui c’è il degrado di alcuni quartieri popolari. Credo che questi mondi non possano né debbano restare separati nell’interesse di tutti. E’ importante per tutti riuscire a impegnare le realtà sociali e civili di questa zona per aiutare a uscire dall’illegalità e dalla paura quei quartieri. Per far sentire meno sole le persone oneste spesso assediate dalla criminalità.
- Con quali realtà della zona si potrebbe realizzare questo progetto e quali dovrebbero essere le prime attività da mettere in campo?
- Penso che associazioni sociali, culturali, società sportive, le scuole, i partiti, debbano costruire iniziative lì, dare un messaggio chiaro: che in questa zona non ci devono essere zone franche, che i cittadini vogliono e devono riappropriarsi del territorio in cui vivono, che nessuna persona onesta deve sentirsi sola. Che fare? Sia “zona 9” a lanciare un appello all’impegno civile che poi si deciderà come si dovrà sviluppare insieme a chi vi aderirà.
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inserito in data 03 02 2010 |
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In merito alla manifestazione dei lavoratori dell’Alfa di Arese, questa mattina davanti al Pirellone, interviene il consigliere regionale del PD Franco Mirabelli. “La manifestazione di questa mattina – dichiara il consigliere Pd - è la dimostrazione del fallimento della Regione Lombardia e del Presidente Formigoni che dopo 5 anni di roboanti annunci ed inaugurazioni non ha dato nessuna risposta concreta né ai lavoratori né ai territori che hanno bisogno di insediare nuove attività produttive e nuove opportunità occupazionali. Non c’è nessuna notizia del polo per la mobilità sostenibile promesso su cui si è fatta la campagna elettorale 5 anni fa. C’è invece chiara l’incapacità della Regione a creare le condizioni perché si insedino nuove attività produttive e innovative capaci di dare futuro al sistema economico lombardo e dare lavoro a chi non ce l’ha. Mentre nel mondo ed in Europa si investe su nuovi poli produttivi che guardano alla green economy e all’innovazione, qui, come previsto nell’area ex Alfa, si fanno centri commerciali e parcheggi. Serve aiutare chi perde il lavoro ma serve anche impegnarsi per creare le condizioni perché si dia lavoro a chi non l’ha e ai giovani che lo aspettano. Sull’Alfa ha proprio ragione Filippo Penati: alla Lombardia servono risposte che questa Regione non è in grado di dare”. Milano, 3 febbraio 2009
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